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al MIO FRATELLO, Abd Allah bin Abd al-Aziz Al Saud, Re dell'Arabia Saudita Abdullah. e Benjamin Netanyahu, spesso soprannominato Bibi, OK! NEL FRATTEMPO METTETEVI DACCORDO TRA VOI, CIRCA LA MIA PROPOSTA! che cosa hanno fatto i satanisti della cia datagate entrando nel mio: Lorenzojhwh UniusREI
jhwhinri@gmail.com mi hanno disattivato la funzione Impostazioni  ›  Email e cellulare !!  QUELLO CHE HANNO OTTENUTO è DI FARMI PERDERE TANTO TEMPO!!!
corpo di cristo
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Il meglio della rete
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Profeta e Scienziato prof. Giacinto Auriti
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A tutte le NAZIONI del MONDO: "morte all'usuraio!"
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forze armate
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ora basta!
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monarchia bancaria internazionale, assolutistica e parassitaria
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-- Associazione per la tutela della democrazia e della sovranità popolare --
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New World Order - Nuovo ordine mondiale
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Jesus il messia viene! Maranatha, vieni Signore Gesù!
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FASE TRE - divulgare il nuovo ordine mondiale: strategie della PIRAMIDE massonica.
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Satanismo Internazionale del nuovo ordine mondiale!
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signoraggio internazionale
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dignità dell'uomo
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signoraggio S.p.A.
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democrazia estinta perchè camuffata
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PRESTO QUESTO ABOMINIO Islam ABOMINIO FINIRà DI ESISTERE! gli atei evoluzionisti, le scimmie GENDER, non hanno nessun senso della logica, dal momento che, condannano a morte Israele, e tutto l'Occidente, per spianare la strada alla shariah, della LEGA ARABA, il peggiore nazimo CALIFFATO OTTOMANO della storia! Ma questa non è la agenda di questi coglioni sauditi salafiti spietati assassini.. NO! questa, è la agenda Rothschild talmud i satanisti DATAGATE NWO FMI SPA GMOS! Isis lapida uomo per adulterio in Siria. Due giorni dopo notizia su donna che ha subito stessa sorte. C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti Croce del Santo Padre Benedetto. C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux. Croce sacra sii la mia Luce, N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux. Che il dragone non sia il mio duce V. R. S. Vadre Retro satana, Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana, Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas, Ciò che mi offri è cattivo, I.V. B. Ipsa Venena Bibas, Bevi tu stesso i tuoi veleni, ESORCISMO (Al segno + ci si fa il segno della croce) + In nomine Patris, et Filii et Spiritui Sancto, Croce del Santo Padre Benedetto. Croce Santa sii la mia Luce e non sia mai il dragone mio duce. Va indietro satana! Non mi persuaderai di cose vane. Sono mali le cose che mi offri, bevi tu stesso il tuo veleno. Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo +. Amen!
PRESTO QUESTO ABOMINIO Islam ABOMINIO FINIRà DI ESISTERE! Quella bambina di tre mesi che è stata uccisa: il suo vero nome è: Genere Umano!  "PRESTO QUESTO ABOMINIO Islam ABOMINIO FINIRà DI ESISTERE!". TEL AVIV, 23 OTT - Lamentava problemi mentali emersi dopo aver scontato un periodo di detenzione in Israele Abdel Rahman al-Shaludi, il ventenne palestinese ucciso a Gerusalemme da un agente della polizia israeliana dopo che con la sua auto aveva investito un gruppo di passanti, provocando la morte di una bebe' e il ferimento di altre 8 persone. Secondo la polizia israeliana si e' trattato di un attentato. La agenzia Maan ha appreso che al-Shaludi aveva fissato un appuntamento con uno psichiatra. LO VANNO DICENDO TUTTI NEL REGNO DI DIO: "TUTTI I MUSULMANI HANNO GRAVI PROBLEMI PSICHICI! "
C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti Croce del Santo Padre Genere Umano" Benedetto. C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux. Croce sacra sii la mia Luce, N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux. Che il dragone non sia il mio duce V. R. S. Vadre Retro satanaMy JHWH Holy -- quello che, io odio di questi satanisti farisei cabalisti luciferini talmud agenda FMI Banca MOndiale, Rothschild.. è che, loro si prendono sempre troppo tempo, e troppi cadaveri, per fare tutte le cose! C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti Croce del Santo Padre Genere Umano" Benedetto. C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux. Croce sacra sii la mia Luce, N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux. Che il dragone non sia il mio duce V. R. S. Vadre Retro satana. Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana. Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas. Ciò che mi offri è cattivo, I.V. B. Ipsa Venena Bibas. Bevi tu stesso i tuoi veleni, ESORCISMO (Al segno + ci si fa il segno della croce) + In nomine Patris, et Filii et Spiritui Sancto, Croce del Santo Padre Benedetto. Croce Santa sii la mia Luce e non sia mai il dragone mio duce. Va indietro satana! Non mi persuaderai di cose vane. Sono mali le cose che mi offri, bevi tu stesso il tuo veleno. Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo +. Amen! Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana, Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas, Ciò che mi offri è cattivo, I.V. B. Ipsa Venena Bibas, Bevi tu stesso i tuoi veleni, ESORCISMO (Al segno + ci si fa il segno della croce) + In nomine Patris, et Filii et Spiritui Sancto, Croce del Santo Padre Benedetto. Croce Santa sii la mia Luce e non sia mai il dragone mio duce. Va indietro satana! Non mi persuaderai di cose vane. Sono mali le cose che mi offri, bevi tu stesso il tuo veleno. Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo +. Amen!
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22 ottobre 2014. «Io non mi lascerò dominare da nulla». Lutero e Melantone(di Cristina Siccardi) La coscienza di ogni individuo che segue i principi del Creatore è quella che segue la Verità, portatrice di libertà (Gv 8, 32); la «libertà di coscienza» di ogni individuo che segue i propri voleri e i propri piaceri è quella che rende la vita avviluppata di problemi e di infelicità. Tuttavia l'individuo, anche cristiano, si ribella e vuole imporre la sua volontà, sfidando Dio e corrompendo, di peccato in peccato, la sua splendente innocenza battesimale.
C'è chi, pur conducendo una vita licenziosa, vuole a tutti i costi vedere legittimati i propri atti dissoluti. Esistono casi eclatanti nella storia, come quello di Enrico VIII, la cui scelta di divorziare da Caterina d'Aragona per contrarre nuovo matrimonio con Anna Bolena originò uno scisma all'interno della Chiesa.
Tuttavia un fatto similare avvenne anche nel Protestantesimo stesso; mentre quest'ultimo, però, si piegò alle voglie di Filippo I d'Assia, la Santa Sede di Roma non si piegò a quelle di Enrico VIII. Fu così che il Parlamento inglese approvò gli atti che sancirono la frattura con Roma nella primavera del 1534. In particolare l'Act of Supremacy stabilì che il Re è «l'unico Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra» e il Treasons Act dello stesso anno rese alto tradimento, punibile con la morte, il rifiuto di riconoscere il Sovrano come tale: molti martiri persero la vita sul patibolo per tale ragione, fra questi san Tommaso Moro.
Alcuni anni prima di tali fatti storici, il Langravio Filippo I d'Assia, dopo poche settimane dal suo matrimonio con la malaticcia e poco piacente Cristina di Sassonia, che probabilmente abusava anche di alcool, commise adulterio e nel 1526 iniziò a considerare l'ammissibilità della bigamia. Scrisse quindi a Martin Lutero per chiedergli la sua opinione in merito, portando come precedente la pratica della poligamia tra i patriarchi dell'Antico Testamento.
Lutero rispose che per un cristiano non era sufficiente considerare gli atti dei patriarchi, ma che, come per i patriarchi, era necessaria una speciale sanzione divina. Poiché nel caso specifico tale sanzione non esisteva, l'eresiarca gli raccomandò di non incorrere in un matrimonio poligamo. Ma Filippo non abbandonò il suo progetto, né tantomeno uno stile di vita basato sul libertinaggio che, per anni, gli impedì di accostarsi alla comunione luterana (memoria dell'ultima cena di Cristo), dove non avviene la transustanziazione, poiché Lutero la negò.
Entrò quindi in scena Melantone con il caso di Enrico VIII: il riformatore propose che le "difficoltà" del Re venissero risolte prendendo una seconda moglie, piuttosto che divorziando dalla prima. Proposta che garbò molto al langravio, avvalorata da alcune affermazioni dello stesso Lutero, contenute nei suoi sermoni sulla Genesi. Tale soluzione parve a Filippo I l'unico "medicinale misericordioso" per curare la sua coscienza malata di vizi e di peccati. Egli quindi pensò di sposare la figlia di una dama di compagnia di sua sorella, Margarethe von der Saale, la quale non voleva a lui unirsi se non con l'approvazione dei teologi di Wittenberg, approvazione che arrivò sotto le minacce dello stesso langravio d'Assia a Rotenburg an der Fulda, dove, il 4 marzo 1540, Filippo e Margarethe vennero uniti in matrimonio. La vicenda, comunque, fu di enorme scandalo per tutta la Germania, tanto che alcuni alleati del langravio smisero di servirlo e Lutero si rifiutò di confermare il proprio coinvolgimento nella questione.
Come non ricondurre tali vicende alle proposte avanzate all'interno del Sinodo straordinario sulla famiglia conclusosi da poco? L'uomo contemporaneo, tronfio del suo progresso scientifico, culturale, tecnologico e teologico, ripropone gli stessi temi di mezzo millennio fa per andare incontro alle coscienze esigenti non di Verità, ma di soggettiva libertà delle persone: "diritti" per le proprie incontrollate passioni.
«Chi viene a trovarsi in queste ed in altre situazioni del genere, in cui le norme canoniche chiaramente non coincidono con la realtà umana quale si prospetta ad una coscienza deformata, ha diritto all'aiuto ed alla comprensione fraterna ed intelligente del prossimo. Ciò significa non solo trattarli come dei fuorilegge, ma anche aiutarli a giudicare la loro situazione e l'eventuale dissidio fra la norma, da una parte, e l'imperativo della coscienza, dall'altra. In definitiva, si tratta di prestar loro l'attenzione che meritano, facendo sentire inoltre la propria partecipazione alla loro fiducia nell'amore di Dio, che tutto abbraccia e di tutto finisce per avere ragione. Ciò significa anche non impedir loro senza motivo di accostarsi ai sacramenti. Poiché le attuali norme sembrano non consentirlo e non è possibile trovare una via d'uscita neanche ricorrendo all'epicheia, si dovrebbe cercare di riformare queste prescrizioni».
Questo non è un brano tratto dalle discussioni del Sinodo sulla famiglia; non è neppure il passo di un'intervista rilasciata dal Cardinale Kasper e nemmeno una considerazione di Papa Francesco. Questa è una citazione tratta da un libro di Viktor Steininger pubblicato in Germania nel 1968 e tradotto in Italia, l'anno seguente, con il titolo Divorzio anche per chi accetta il Vangelo? Paradossi dell'indissolubilità matrimoniale (Herder-Morcelliana, pp. 174-175).
Lo stratagemma della Misericordia, privata della Giustizia (Dio è sia Misericordia che Giustizia), muterebbe non solo la pastorale nei confronti dei peccatori adulteri o omosessuali, ma si relazionerebbe a quell'auspicato «sviluppo del dogma» sbandierato dai teologi novatori che aprirono la loro breccia nel Concilio Vaticano II e le cui conseguenze, cariche di zolfo, oggi i cattolici sono costretti a respirare. Sono in molti, nel clero, a scalpitare per "soccorrere" le necessità spirituali dei fedeli.
Ma sono così sicuri di voler soccorrere spingendo le loro anime sempre più nelle sabbie mobili del peccato mortale? E quale misericordia userebbero per Nostro Signore? L'anima, quando riceve la Comunione, diventa Tempio di Dio. Rimembrano ancora i custodi del depositum fidei e coloro che odono più le loro teorie degli imperativi del Signore, ciò che scrive san Paolo nella prima lettera ai Corinzi?
«"Tutto mi è lecito!". Ma non tutto giova. "Tutto mi è lecito!". Ma io non mi lascerò dominare da nulla […] il corpo poi non è per l'impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! […] non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartiene a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1Cor. 6, 12-20).
Se tale insegnamento stride alle coscienze nutrite di libertà soggettive e non oggettive, non è un problema di san Paolo, né di quelli a lui fedeli che continuano tenacemente e con perseveranza a non essere né adulteri, né profanatori del Sacramento della Comunione. La Chiesa si è sempre prodigata con carità verso il peccatore, ma ha sempre combattuto contro il peccato, nemico delle anime. Come né il langravio Filippo I d'Assia, né Enrico VIII potranno mai diventare modelli di vita matrimoniale, così nessun tipo di concessione al peccato potrà mutare la rotta di coloro che sono coscienti di essere stati comprati a caro prezzo. (Cristina Siccardi) http://www.corrispondenzaromana.it/io-non-mi-lascero-dominare-da-nulla/
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22 ottobre 2014. Ombre inquietanti sulla Relatio Synodi. Relatio Synodi(di Tommaso Scandroglio) La Relatio Synodi della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi presenta sicuramente delle luci, ma accanto queste non mancano ampie zone d'ombra. Concentriamo la nostra attenzione su ciò che dice il documento sinodale in merito a coloro i quali hanno contratto il solo matrimonio civile, ai divorziati risposati e ai conviventi. Al n. 25 leggiamo: «In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nelle loro vite e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro. Seguendo lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv 1,9; Gaudium et Spes, 22) la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto riconoscendo che la grazia di Dio opera anche nelle loro vite dando loro il coraggio per compiere il bene, per prendersi cura con amore l'uno dell'altra, ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano». In questa sezione vi sono almeno due passaggi che fanno problema.
I padri sinodali ci dicono che «la grazia di Dio opera» anche nelle vite di queste persone che vivono condizioni gravemente illecite sotto il profilo morale. Con buona probabilità queste persone vivono in stato di peccato mortale (posto che naturalmente sussistano anche la condizione di piena avvertenza e deliberato consenso). Ora Tommaso D'Aquino – e tutta la tradizione dottrinale – ci insegna che «chi è in peccato mortale è privo della grazia di Dio» (In 4 Sent. d. 16, q. 2, a. 1, sol. 3). Vero è che Dio non cessa di prendersi cura di costoro per farli "tornare all'ovile", ma asserire che vivono in grazia di Dio è scorretto. Infatti una cosa è l'azione salvifica di Dio che agisce dal di fuori a beneficio della persona, un'altra è la condizione interiore di quest'ultima che se non accetta l'azione di grazia divina ne rimane ovviamente esclusa. Altro passaggio non proprio limpido: la grazia di Dio aiuterebbe i conviventi, i coniugi non stretti da vincolo sacramentale e i divorziati risposati a «prendersi cura con amore l'uno dell'altra». Non si comprende come Dio possa incoraggiare l'"amore" dei conviventi, delle persone sposate solo civilmente e dei divorziati risposati, perché significherebbe che Dio vuole confermare uno stato di vita gravemente immorale, rinsaldare un rapporto che ai suoi occhi è intrinsecamente disordinato.
C'è chi però obbietta che da una parte queste persone vivono sì una situazione irregolare – aspetto negativo – però su altro fronte – aspetto positivo – si vogliono bene, si amano. Valorizziamo dunque almeno questo fattore positivo. Risposta: purtroppo quel bene del "volersi bene" inserito in un contesto di peccato diventa malum. Quell'amore non è tale, non è autentico. Ciò appare evidentissimo nel caso dei divorziarti risposati: qui il Sinodo incoraggerebbe ad amare l'altra persona che non è il proprio coniuge e quindi incoraggerebbe l'adulterio.
Infine il n. 45, in merito a separazioni e divorzi, così si esprime: «i Padri sinodali hanno avvertito l'urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall'effettiva realtà delle fragilità familiari, sapendo che esse, spesso, sono più 'subite' con sofferenza che scelte in piena libertà». Limitandoci alla realtà italiana però le cose pare che stiano in modo differente. Secondo un report dell'Istat del 2012 i primi tre motivi per cui un matrimonio va a gambe all'aria sono: la routine quotidiana (40%), il tradimento (30%) e l'ingerenza dei suoceri (20%). Forse a parte l'ultimo motivo, le altre motivazioni che portano alla tomba il matrimonio rimandano a scelte fatte in piena libertà e consapevolezza dai coniugi e non a calamità "naturali" che si abbattono sulla coppia annientandola contro la loro volontà. (Tommaso Scandroglio)
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http://www.corrispondenzaromana.it/verso-il-sinodo-del-2015/ 22 ottobre 2014 - 10:59
Das Drama geht weiter! Verso il sinodo del 2015. Verso il sinodo del 2015(di Roberto de Mattei) «Das Drama geht weiter!» (Lo spettacolo continua) ha dichiarato in un'intervista il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera ("La Repubblica", 20 ottobre 2014). Lo spettacolo è quello del Sinodo dei Vescovi, che ha visto un imprevisto colpo di scena svolgersi in aula..
La Relatio post disceptationem presentata il 13 ottobre, malgrado i rimaneggiamenti a cui è stata sottoposta, non ha ottenuto l'attesa maggioranza dei due terzi sui due nodi cruciali: l'accesso alla comunione dei divorziati risposati e l'apertura alle coppie omosessuali, attestandosi a 104 favorevoli e 74 contrari sul primo punto e a 118 placet e 62 non placet sul secondo. Malgrado l'evidente débâcle il cardinale Marx, che è uno dei più accesi esponenti dell'ala progressista, si è detto soddisfatto, perché il processo rivoluzionario è fatto di tappe successive. Su alcuni temi, ha spiegato, «abbiamo fatto due passi avanti e poi uno indietro».
L'arretramento però è stato imposto da una resistenza dei Padri sinodali, ben più ampia del previsto. Per comprendere la portata dell'evento si può ricordare che al Concilio Vaticano II, malgrado l'aspro dibattito in aula, i documenti più contestati, come la Dignitatis Humanae e la Nostra Aetate, vennero approvati con 2.308 voti contro 70 il primo e 2.221 contro 88 il secondo. Se allora si parlò di consenso maggioritario, oggi la spaccatura è evidente.
La Chiesa è oggi un campo di battaglia, come tante volte lo è stata, da Nicea al Vaticano II, dove si sono sempre scontrati non conservatori e progressisti, ma i cattolici che non vogliono toccare uno iota del deposito divino e coloro che in questo deposito vogliono introdurre delle novità. La frase di papa Francesco secondo cui «Dio non teme ciò che è nuovo» va intesa in un senso diverso da quello che ha voluto attribuirgli il Pontefice: può solo voler dire che Dio non ha timore dei "novatores", ne distrugge l'opera e affida il compito di sconfiggerli ai difensori del Magistero immutabile della Chiesa.
In campo di fede e di morale ogni eccezione introduce una regola e ogni nuova regola apre la strada ad un sistema normativo che capovolge l'antico. La novità ha una portata rivoluzionaria che va colta nel suo momento embrionale. Il cardinale George Pell, in un'intervista televisiva al "Catholic New Service", ha definito la richiesta della comunione ai divorziati come un cavallo di Troia che apre la strada al riconoscimento delle unioni omosessuali.
Il numero dei divorziati risposati che chiedono di ricevere la comunione è infatti irrilevante. Ciò che è in gioco è ben altro: è l'accettazione da parte della Chiesa dell'omosessualità, considerata non come un peccato o come una tendenza disordinata, ma come una "tensione" positiva verso il bene, degna di accoglienza pastorale e di protezione giuridica. I cardinali Marx e Schönborn sono stati chiari a questo proposito e il segretario aggiunto del Sinodo mons. Bruno Forte, allievo della scuola ereticale di Tubinga, ne ha eseguito i desiderata, rivelandosi come l'autore dei passaggi più scabrosi della prima Relatio.
La larga maggioranza dei padre sinodali ha respinto i paragrafi scandalosi, ma ciò che la dottrina non ammette viene ammesso dalla prassi, in attesa di essere sancito da un prossimo Sinodo. Per molti laici, sacerdoti e vescovi, l'omosessualità può essere praticata, anche se non accolta di diritto, perché non rappresenta un peccato grave. Ciò si collega alla questione delle convivenze extra-matrimoniali. Se la sessualità fuori del matrimonio non è un peccato grave, ma un valore positivo, purché si esprima in maniera stabile e sincera, essa merita di essere benedetta dal sacerdote e legalizzata dallo Stato. Se è un valore, è anche un diritto, e se esiste il diritto alla sessualità, il passo dalla convivenza dei divorziati al matrimonio omosessuale è inevitabile.
Il Magistero dottrinale della Chiesa, che non ha mai variato nel corso di duemila anni, insegna che la pratica dell'omosessualità va considerata come un vizio contro natura, che provoca non solo la dannazione eterna degli individui, ma anche la rovina morale della società. Le parole di Sant'Agostino nelle Confessioni riassumono il pensiero dei Padri: «I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand'anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina» (Confessioni, c. III, p. 8).
I Pastori della Chiesa nel corso dei secoli hanno raccolto e ritrasmesso questo insegnamento perenne. Perciò la morale cristiana ha sempre condannato l'omosessualità, senza riserve, e ha stabilito che questo vizio non può pretendere a nessun titolo di venire legalizzato dall'ordinamento giuridico né promosso dal potere politico. Quando nel 1994 il Parlamento Europeo votò la sua prima risoluzione a favore del pseudo-matrimonio omosessuale, Giovanni Paolo II nel suo discorso del 20 febbraio 1994 ribadì che «non è moralmente ammissibile l'approvazione giuridica della pratica omosessuale. (…) Con la risoluzione del Parlamento Europeo, si è chiesto di legittimare un disordine morale. Il parlamento ha conferito indebitamente un valore istituzionale a comportamenti devianti, non conformi al piano di Dio. (…) Dimenticando la parola di Cristo – "la Verità vi farà liberi" (Gv 8, 32) – si è cercato di indicare agli abitanti del nostro continente il male morale, la deviazione, una certa schiavitù, come via di liberazione, falsificando l'essenza stessa della famiglia».
Una crepa in questo edificio dottrinale si è aperta il 28 luglio 2013, quando sul volo di ritorno dal Brasile, papa Francesco pronunciò le esplosive parole: «chi sono io per giudicare!» destinate da allora ad essere utilizzate per giustificare ogni trasgressione. Il giudizio, con la conseguente definizione delle verità e condanna degli errori, compete per eccellenza al Vicario di Cristo, supremo custode e giudice della fede e della morale.
Richiamandosi alle parole di Francesco, alcuni vescovi e cardinali, dentro e fuori l'aula sinodale, hanno espresso la richiesta di cogliere gli aspetti positivi dell'unione contro natura. Ma se uno tra i più gravi peccati cessa di essere tale, è il concetto stesso di peccato che viene meno e riaffiora quella concezione luterana della misericordia che è stata anatemizzata dal Concilio di Trento. Nei canoni sulla giustificazione promulgati il 13 gennaio 1547 si legge: «Se qualcuno afferma che la fede che giustifica non è altro che la fiducia nella divina misericordia» (can. 12); «che Dio ha dato agli uomini Gesù Cristo come redentore in cui confidare e non anche come legislatore cui obbedire» (can. 21); «che non vi è alcun peccato mortale, se non quello della mancanza di fede» (can. 27), «sia anatema».
Si tratta di temi teologici che hanno una ricaduta sociale e che anche i laici hanno il diritto e il dovere di affrontare, mentre si avvicina non solo il Sinodo del 2015, ma quel 2017 che vede il quinto centenario della Rivoluzione di Lutero e il primo delle apparizioni di Fatima. Ciò che è in corso non è uno spettacolo giocoso, come lascia intendere il cardinale Marx, ma un duro conflitto, che coinvolge il Cielo e la terra. Gli ultimi atti saranno drammatici, ma l'epilogo certamente trionfante, secondo la divina promessa, confermata dalla Madonna alla Cova da Iria nel 1917.
Che l'Immacolata si degni concedere una perseverante purezza di pensieri e di azioni a tutti coloro che nel calore della lotta difendono con coraggio l'integrità della fede cattolica. (Roberto de Mattei)
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da UNIUS REI, A: SUO: king Saudi Arabia: SATANISTI ED ALIENI (BIOLOGIA SINTETICA, GMOS DEMONI che sono sempre stati con noi e non vengono da nessul altro pianeta lontano! Questo è il progetto medioevale della Magia Nera GOLEM) SATANISTI ED ALIENI SONO AFFINI: il regno di satana! E CIA DATAGATE NON HANNO BISOGNO DI VENIRE NELLA MIA GMAIL PER DIRE: "IO DATAGATE,IO SONO QUì, perché, IO il 666 Nuovo Ordine Mondiale 322, io HO PAURA DEI TUOI BLOGGERS, E DI QUELLO CHE TU PUOI scrivere, PERCHé I MIEI FILTRI NON FUNZIONANO BENE, e perché il mio potere non è ancora un potere assoluto!", è CHIARO: IL SISTEMA NASSONICO HA LANCIATO la sua sfida, contro: di me: UNIUS REI, perché io rappresento il GENERE UMANO, quella FRATELLANZA UNIVERSALE, che, io rappresento: l'ultima risorsa, prima del baratro!
Certo, tu puoi venire a Roma a tagliare la testa del Papa, perché, questo, piace al tuo dio Allah, e soprattutto piace ai Farisei Rothschild, ed i massoni Bildenberg, che, hanno giurato per JaBullOn, non hanno una loro opinione da poter esprimere! MA, POI, DOVE LONTANO TU CREDI DI POTER ARRIVARE? FERMATI COGLIONE CON QUESTA TUA GUERRA DI CIVILTà, FERMATI CON QUESTA BLASFEMIA APOSTASIA, PEDOFILIA POLIGAMIA, O TU FARAI SCRIVERE LA PAROLA "FINE" CONTRO TUTTO IL GENERE UMANO!
 ovviamente, come tu sai, di questi messaggi nella mia posta gmail, ce ne sono tanti!         https://ssl.gstatic.com/images/logos/google_logo_41.png
Gentile utente, Il tuo account (jhwhinri@gmail.com ) ha 2 messaggi in sospeso.
Per ricevere questi messaggi, CIicca qui per Re-login http://ow.ly/CEERM, e attendere la risposta dal nostro reparto. Tutti QUESTI messaggi: SONO PARTE DI UNA STRATEGIA DEL NWO!
IN REALTà EDWARD SNOWDEN [ Edward Joseph Snowden è un informatico statunitense. Ex tecnico della Central Intelligence Agency e fino al 10 giugno 2013 collaboratore della Booz Allen Hamilton,] ha dimostrato come la CIA, non ha bisogno di password per accedere a tutti i nostri dati informatici! TUTTO QUESTO POSSIAMO CHIAMARLO IL "GRANDE FRATELLO" oppure: "Intelligenza artificiale" oppure GMOS, Biologia Sintetica, per tecnologia aliena!
Credo, che tu avrai sentito parlare, di: "tecnologia nano" da un cinquantesimo di millimetro!
ed a questo livello, così evoluto di tecnologia, non ha importanza, se possiamo avere dei filamenti neuronali artificiali nel nostro cervello, oppure se questa tecnologia può essere occultata, in una qualsiasi scheda elettronica, del nostro PC, come in ogni video camera per poter comporre un sistema integrato elettronico, per il controllo globale! OK! QUESTA INTELLIGENZA ELETTRONICA ARTIFICIALE, E QUESTO è un GLOBALE CONTROLLO? SONO GIà OPERATIVI!
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Eminenze reverendissime, Eccellenze,
cari amici, siamo lieti di invitarvi al Simposio internazionale 2014 di AsiaNews , che si svolgerà a Roma il 18 novembre 2014 (h. 15 - 20) presso la Pontificia Università Urbaniana, Auditorium Giovanni Paolo II, Via Urbano VIII, 16. Il tema di quest'anno, "La missione in Asia: da Giovanni Paolo II a papa Francesco", vuole mettere in luce e comprendere la continuità fra lo slancio verso la missione in Asia del papa divenuto santo pochi mesi fa e i primi passi di papa Francesco nel mondo asiatico. Fin dal 1995, a Manila, Giovanni Paolo II ha affermato che "l'Asia è il nostro compito per il terzo millennio" e che l'evangelizzazione deve puntare soprattutto verso il continente asiatico. Da questa sua visione è nata l'esperienza di AsiaNews e un crescente interesse della Chiesa verso questo continente.
Papa Francesco ha già compiuto un viaggio in Corea del Sud, dove ha potuto incontrare milioni di fedeli coreani e di altri Paesi asiatici. Fra poco più di un mese egli andrà in Filippine e in Sri Lanka. Allo studio vi è anche un viaggio in Giappone. Papa Bergoglio sta costruendo sulla scia di Giovanni Paolo II, proponendo anche una riformulazione - una conversione - del mondo dell'economia, della finanza, degli Stati a favore delle popolazioni e degli strati dimenticati dei popoli asiatici. A tale quadro vanno aggiunti i viaggi desiderati e (per ora) incompiuti dei due pontefici: l'Iraq e la Cina. Al Simposio partecipano come relatori:
il card. Luis Antonio Tagle di Manila (Filippine)
il card. Joseph Zen Ze-kiun di Hong Kong (Cina)
il Patriarca caldeo Raphael Louis Sako di Baghdad (Iraq)
mons. Joseph Rayappu, arcivescovo di Mannar (Sri Lanka)
mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon (Corea del Sud)
Alle 17.30 è previsto un coffee-break per tutti i partecipanti. P. Bernardo Cervellera
Direttore, AsiaNews, Roma 12 ottobre, 2014, AsiaNews Via Guerrazzi 11, Roma, Italia. segreteria@asianews.it www.asianews.it
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http://www.corrispondenzaromana.it/ecumenismo-chiesta-da-un-vescovo-protestante-la-revoca-della-scomunica-di-lutero/
28 dicembre 2012 Chiesta da un vescovo protestante la revoca della scomunica di Lutero. lutero(di Mauro Faverzani) Che quello della "protestantizzazione" per la Chiesa Cattolica sia ormai più che un rischio lo dimostrano episodi apparentemente marginali, eppure drammaticamente sintomatici. Come il sogno della signora Margot Käßmann, già "vescovo" protestante di Mannheim, ora figura di spicco del consiglio degli evangelici tedeschi, l'Ekd: è stata lei ad invocare per il 2017 l'annullamento della scomunica inflitta a Martin Lutero da Papa Leone X il 3 gennaio 1521 con la bolla "Decet Romanum Pontificem".
Quale il motivo della singolare pretesa? A chiederlo ‒ afferma ‒ sarebbero molti "cattolici come Hans Küng". La signora Käßmann dimentica evidentemente la condanna inflitta proprio a Küng dalla Congregazione per la Dottrina della Fede con revoca della "missio canonica". Ma il fatto che a Küng vengano concessi credito ed ampi spazi non solo dai mass-media, bensì anche presso un certo mondo ecclesiale, specie quello fatto da sigle ed associazioni protese verso un malinteso senso dell'ecumenismo spinto, evidentemente gli conferisce quell'autorevolezza, cui la signora Käßmann fa riferimento. Citando per l'appunto – e non a caso ‒ il fatto che «in molte parrocchie» cattolici e protestanti progettino ormai «assieme gli eventi», nonché il fatto che le tante commissioni ecumeniche abbiano già "mostrato", a suo avviso, come la richiesta non sia poi tanto bizzarra, anzi sia «teologicamente giustificabile». Insomma, una pericolosa omologazione dottrinale prima, culturale e spirituale poi, così preoccupata di cancellar le differenze da porre le due confessioni sostanzialmente sullo stesso piano.
A dare notizia di questo appello è stato il giornale "Mannheimer Morgen" nell'edizione dello scorso 23 dicembre, ma la vicenda è stata ripresa quattro giorni dopo dall'agenzia d'informazione cattolica tedesca "Kath.net". L'occasione per questa sorta di "rappacificazione" sarebbe data dalla ricorrenza dei 500 anni dall'affissione delle 95 tesi, che sancirono la rottura con Roma. Ricorrenza, che cade il 31 ottobre del 2017, giorno in cui la signora Käßmann spera «di poter festeggiare tutti insieme la comunione» ritrovata, magari con un bel gesto clamoroso e simbolico di "riconciliazione".
Come un fiume in piena, il "vescovo" protestante non si ferma qui. E chiede addirittura che quel giorno venga proclamata una straordinaria festa nazionale in tutta la Germania, perché il Paese – afferma ‒ «dev'essere orgoglioso che da qui sia partito un movimento mondiale come quello della Riforma», incurante della divisione e dei mali causati alla Chiesa. D'altra parte, prosegue Käßmann, «nessuno nel 1984 avrebbe creduto che nel 1989 sarebbe caduto il muro di Berlino». Come se gli eventi politici, assolutamente immanenti, si potessero accostare a questioni teologiche trascendenti; come se l'ideologia comunista in neanche un secolo di storia fosse paragonabile all'esperienza bimillenaria della fede cattolica nel disperato, vano e fuorviante sforzo d'avvicinare ordini di grandezza tra loro incomparabili…
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Non paga, Käßmann, dopo i riconoscimenti religiosi e civili, pretende anche d'incidere sulle usanze popolari, chiedendo che «la gente sappia cosa si festeggia il 31 ottobre» e capisca che «non si tratta di Halloween». Già, Halloween. La notte, in cui i satanisti tengono le loro "messe nere" con tanto di cerimonie di propiziazione, per festeggiare il "capodanno di satana", la "notte di sabba", notte che segnerebbe l'inizio del nuovo anno diabolico. "Coincidenze" sinistre, quelle che sul calendario avvicinano le 95 tesi di Lutero all'esoterismo infernale. "Coincidenze", che dovrebbero far riflettere. (Mauro Faverzani)
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satana non dorme mai! Quindi, la calpa precede la tempesta! Pensa a come potresti essere attaccato, la prudenza e d'obbligo, ma, tu non avere paura noi non ti abbandoneremo!
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08 novembre 2013 - 16:53
Papa Francesco e la legalizzazione del "matrimonio gay" in Illinois
resizer.jsp(di Lupo Glori) L'Illinois è il quindicesimo stato americano a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Procede così a ritmi spediti  l'omosessualizzazione degli Stati Uniti sostenuta e promossa dal presidente Barack Obama e avallata,  lo scorso 26 giugno, dalla  dichiarazione di incostituzionalità  del "Defense of Marriage Act" (Doma) da parte della Corte Suprema americana.
Con 61 voti a favore e 54 contrari, la Camera dell'Illinois ha, infatti, approvato la legge che, dopo la scontata firma del Governatore Pat Quinn, renderà possibile, dal primo giugno del 2014, lo pseudo matrimonio omosessuale. Dopo il Maryland, il Maine, lo Stato di Washington, il Delaware, il Rhode Island e il Minnesota, una nuova vittoria, dunque, per i sostenitori dei diritti gay. Come riporta inoltre "La Stampa", a testimonianza di tale dilagante deriva omosessualista a stelle e strisce, «a giugno, poi, la Corte Suprema ha cancellato il bando per i matrimoni gay in California, e la stessa cosa si prepara a fare la massima Corte del New Jersey. La settimana scorsa, inoltre, il Senato federale ha compiuto un passo in avanti già definito da molti `storico´: ha deciso che si voterà sull'Employment Non Discrimination Act (Enda), la legge che vieta nei luoghi di lavoro ogni tipo di discriminazione basata sugli orientamenti sessuali».
Il presidente americano Barack Obama, uscito ormai, da tempo, totalmente allo scoperto in materia di diritti omosessuali, festeggia dichiarando come: «il nostro viaggio come nazione non è completo fino a quando i nostri fratelli e sorelle gay non saranno trattati come gli altri dalla legge. Gay e le lesbiche d'America devono essere trattati in modo giusto ed equo».  Obama ha aggiunto entusiasta come lui e la moglie Michelle siano, «contenti per tutte le coppie dell'Illinois che vedono riconoscere il loro amore legale così come lo è il nostro, e per i loro amici e le loro famiglie che volevano altro che vedere i loro cari essere trattati giustamente e in modo paritario davanti alla legge».
Il "Chicago Tribune" mette in luce un aspetto particolare della vicenda, facendo notare come in Illinois gli attivisti gay abbiano trovato un insolito alleato nel Papa richiamandosi alla sua, ormai celebre, esternazione rilasciata sul volo di ritorno dalla GMG a Rio de Janeiro, quando affermò: «se una persona è gay e cerca Dio in buona fede, chi sono io per giudicarla?». Secondo il giornale di Chicago tali parole hanno indotto ad un "esame di coscienza" diversi parlamentari cattolici, tra cui la democratica Linda Chapa LaVia e il presidente della Camera, Michael Madigan. Quest'ultimo ha sottolineato come i commenti del Papa sull'omosessualità abbiano assicurato tra i 5 e i 10 voti, decisivi per il passaggio della legge.
Come riporta il sito americano "LifeNews.com" commentando tale notizia, Linda Chapa LaVia ha giustificato il proprio voto a favore del matrimonio omosessuale affermando che: "come cattolica seguace di Gesù e del Papa, Papa Francesco, mi è chiaro che la nostra dottrina religiosa cattolica ha al suo centro l'amore, la compassione e la giustizia per tutte le persone". Da parte sua Madigan, senza nominare direttamente il Papa, ha fatto comunque un chiaro riferimento alle sue osservazioni dichiarando: «per quelli a cui capita di essere gay e  che vivono le loro relazioni in maniera armoniosa e produttiva, ma illegale, chi sono io per giudicare che loro dovrebbero essere illegali?».
Tali dichiarazioni, da un lato, testimoniano l'impatto e le conseguenze dannose che possono avere sull'opinione pubblica certe parole, strumentalizzate a proprio piacimento dalla stampa; dall'altro, denotano la superficialità di alcuni sedicenti politici cattolici che, in cerca di consenso, tentano di contemperare l'inconciliabile: la dottrina cattolica e l'omosessualismo. La  posizione tradizionale della Chiesa cattolica in materia è stata ricordata peraltro dall'arcivescovo di Chicago, il cardinal Francis George, il quale, all'indomani dell'approvazione, ha puntato il dito contro quella che ha definito "una pessima legge". Papa Francesco, da parte sua, nella sua prima enciclica, Lumen Fidei, pubblicata nel mese di luglio, aveva ribadito in maniera netta  l'insegnamento della Chiesa, che definisce  il matrimonio come l'unione di un uomo e una donna. Nel 2009, come arcivescovo di Buenos Aires, il futuro Papa aveva inoltre messo in guardia dal matrimonio omosessuale rappresentandolo come, "una macchinazione del Padre della Menzogna che cerca di confondere e ingannare i figli di Dio, (…) una pretesa distruttiva contro il piano di Dio".  (di Lupo Glori)
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10 settembre 2014. Il cardinal Dolan sarà il "Grand Marshal" del primo "Gay St. Patrick's Day". Il cardinal Dolan sarà il "Grand Marshal" del primo "Gay St. Patrick's Day"(di Lupo Glori)  Il St. Patrick's Day di New York, l'antichissima e celebre parata cattolica del 17 marzo, in onore del patrono d'Irlanda San Patrizio, risalente al 1762, apre ai gruppi omosessuali che da quest'anno saranno ammessi a partecipare alla sfilata con i loro cartelli e striscioni.
Come riporta l'agenzia di stampa "TMNews" infatti, «fino a oggi gli omosessuali erano liberi di partecipare alle celebrazioni, ma senza mostrare i cartelli che rappresentavano le loro associazioni. Ma il comitato organizzatore della parata ha annunciato che durante la prossima manifestazione, il 17 marzo, i gruppi che rappresentano diverse comunità gay, lesbiche, bisessuali e transgender potranno sfilare lungo Fifth Avenue con le proprie insegne». Con tale storica decisione gli organizzatori della manifestazione cedono, dunque, alle pressioni dei movimenti LGBT, divenute sempre più accese e violente negli ultimi decenni. Pressioni che hanno trovato un alleato formidabile e determinante nel nuovo sindaco di New York, Bill de Blasio, il primo sindaco in 20 anni a non partecipare alla sfilata.
L'anno scorso de Blasio, infatti, dopo aver preso parte alla cerimonia religiosa, che accompagna tradizionalmente l'evento, aveva disertato la parata in polemica contro le presunte politiche "omofobe" degli organizzatori. Ma la notizia più importante e sorprendente è un'altra. Gli organizzatori della manifestazione hanno, infatti, pensato bene di assegnare il titolo onorario di "Grand Marshal" dello storico primo "Gay St. Patrick's Day" all'Arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, che ha accettato l'invito di aprire la sfilata sotto le insegne omosessuali dichiarando al "New York Times": «gli organizzatori della Parata hanno la mia fiducia e il mio supporto. I miei predecessori ed io abbiamo sempre lasciato le decisioni su chi potesse marciare agli organizzatori delle singole parate. Come ho fatto ogni anno… prego che la Parata sia una occasione di unità per tutti noi». Patrick J. Hornbeck, presidente del dipartimento di teologia alla "Fordham University", giudica la decisone del cardinal Dolan in linea con il pensiero "rivoluzionario" di Papa Francesco: «Penso che stiamo vedendo il cattolicesimo di Papa Francesco arrivare fino all'arcidiocesi di New York, la dichiarazione del cardinale Dolan è accogliente. Non è lui che prende questa decisione, ma vede la sfilata come un'opportunità per l'unità».
Al contrario Pat Archbold, giornalista della più antica rivista cattolica degli Stati Uniti, il "National Catholic Register", definisce la scelta dell'Arcivescovo di New York di sfilare come "Grand Marshal", una «capitolazione totale ai gruppi gay». La giustificazione del cardinal Dolan circa la non intromissione della chiesa cattolica riguardo la partecipazione dei gruppi omosessualisti alla marcia newyorkese è smentita dai fatti.
IMG_0007Nel 1993, il Cardinale John O'Connor si oppose, difatti, alla aggressiva campagna della Irish Lesbian and Gay Organization di poter marciare sotto le proprie bandiere, affermando risolutamente: «I cattolici irlandesi sono stati perseguitati per il solo fatto di aver rifiutato il compromesso con l'insegnamento della Chiesa. Quello che gli altri possono chiamare bigottismo, i cattolici irlandesi lo chiamano principio». Il più autorevole rappresentante della chiesa cattolica americana, accettando il ruolo di ospite d'onore della prima sfilata omosessuale di san Patrizio, cade, dunque, nella trappola LGBT, che utilizzerà tale plateale ed emblematica partecipazione per i suoi evidenti fini ideologici.
In un momento di grave crisi e confusione morale, in una società sempre più pericolosamente minacciata dall'ideologia del gender, sarebbe stato auspicabile che il cardinal Dolan prendesse esempio dal Cardinale John O'Connor e rifiutasse fermamente tale invito, ribadendo la palese inconciliabilità tra dottrina cattolica e omosessualità. (Lupo Glori)
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12 settembre 2014 http://www.corrispondenzaromana.it/conchita-wurst-la-donna-barbuta-proclamata-voce-europea/
Conchita Wurst, la "donna barbuta" proclamata "voce europea". conchita-wrust-gender(di Lupo Glori) La drag queen Conchita Wurst, meglio conosciuta come la "donna barbuta" vincitrice dell'ultimo Eurovisione Song Contest, il prossimo 8 ottobre canterà davanti al Parlamento Europeo in occasione della sessione plenaria. La, a dir poco, bizzarra decisione è stata presa congiuntamente da tutti i principali partiti europei. Sul manifesto dell'evento sono infatti presenti i loghi dei Verdi, dei Socialisti, della Sinistra Europea e anche dei Popolari. Un ampio appoggio trasversale per proclamare all'unanimità «Conchita, la voce dell'Europa».
La drag queen, incredula di tale investitura e tanta considerazione, cavalca l'onda ideologica: «Un invito del genere è ovviamente un grande onore, (…) quando ci si impegna per amore, rispetto e tolleranza si fa parte di un movimento più grande, che deve essere portato avanti anche dai cittadini europei e dalla politica».
Daniele Viotti, europarlamentare PD, tra i promotori dell'iniziativa insieme alla vicepresidente del Parlamento UE Ulrike Lunacek, tristemente conosciuta per il suo rivoluzionario rapporto, ha commentato: «Conchita è la voce dell'Europa attenta alle discriminazioni e ai diritti di tutti, il suo concerto qui a Bruxelles forse servirà anche a far smuovere qualcosa in Italia, visto che siamo tra gli ultimi Paesi dell'Ue a non tutelare con una legge le coppie omosessuali».
Viotti ha quindi sollecitato il premier italiano a intraprendere una decisa "battaglia culturale" volta ad ottenere gradualmente tutto: «I colleghi me lo chiedono spesso: "Nemmeno ora che c'è Renzi riuscite a fare cambiare le cose?". Al premier chiedo di fare una battaglia culturale che porti ad avere tutto. Prendiamoci il tempo necessario, spieghiamo bene le cose (anche assieme alle associazioni) e otteniamo tutto. Non subito, non in fretta, ma tutto».
La scelta di attribuire all'icona LGBTQ, Concita Wurst , il titolo di "voce europea", invitandola come ospite d'onore al Parlamento Europeo, dimostra, ancora una volta, il prisma ideologico dell'Unione Europea fondato su di un relativismo valoriale che pretende di conciliare qualsiasi tendenza o istinto individuale al di là di ogni giudizio etico.
Giuliano Amato, il 23 aprile 2012, nell'ambito di un convegno universitario, ha utilizzato un'immagine particolare ed efficace per descrivere l'UE: «L'Europa è un sistema ibrido, un ermafrodito. Su alcuni temi siamo disposti ad accettare organismi decisionali a livello europeo; su altri rivendichiamo la sovranità nazionale. Questa ibridazione non è negativa, ma l'ermafrodito deve diventare più democratico e più efficiente». All'impotenza politica corrisponde una schizofrenia morale. In questo senso la decisione di eleggere la "donna barbuta" a voce europea esprime il carattere ibrido e ermafrodita dell'Unione Europea, istituzione rappresentante di un area geografica un tempo culla di forti principi e nobili valori e fulcro propulsore della Civiltà Occidentale, oggi ridotta ad un morente corpo scheletrico, priva di identità e di un proprio principio fondativo. (di Lupo Glori)
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http://www.corrispondenzaromana.it/le-oche-del-campidoglio/ 22 ottobre 2014. Le oche del Campidoglio. Marino(di Danilo Quinto) Nel 390 a.C., come racconta Tito Livio, furono le oche a salvare il Campidoglio dall'assedio dei Galli. Marco Manlio, svegliato dal loro starnazzare e dal rumore delle loro ali, radunò gli altri soldati e respinse l'assalto dei barbari. Ora, al Campidoglio, le oche sono scomparse, insieme ai soldati che possono difenderlo.
Non ci sono più i barbari, ma uomini suadenti, sorridenti e giulivi che dicono: «Questo è un giorno normale. Cosa c'è di più bello del diritto d'amare?». Trascrivono matrimoni contratti all'estero tra uomini e uomini e donne e donne, che si presentano insieme ai loro figli. Declamano versi di Pablo Neruda: «Se saprai starmi vicino, e potremo essere diversi, se il sole illuminerà entrambi senza che le nostre ombre si sovrappongano, se riusciremo ad essere "noi" in mezzo al mondo e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere. Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo e non il ricordo di come eravamo, se sapremo darci l'un l'altro senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo se il tuo corpo canterà con il mio perchè insieme è gioia… Allora sarà amore e non sarà stato vano aspettarsi tanto».
Vengono accolti da ovazioni, applausi e grida («Bravo, avanti»). Posano per le foto di rito. Si dicono pronti a ricorrere all'Unione europea, se qualcuno dovesse azzardarsi ad intervenire su quella scelta, definita «atto di stato civile».
Sempre, le parole danno un senso alle cose che accadono. Lo stato è civile quando asseconda i desideri più sfrenati. Vuoi eliminare il nascituro? Ti organizzo l'omicidio. Vuoi rompere il matrimonio? Ti abbrevio i tempi d'attesa. Non riesci ad avere bambini? Ti affitto un utero o ti faccio una legge che tratta come spazzatura gli embrioni umani. Vuoi evitare di restare in gravidanza? Ti distribuisco milioni di pillole, di uno, tre o 5 giorni dopo, garantendoti anche la possibilità di farlo da te l'aborto, a casa.
Non vuoi più tenere gli anziani malati a casa o in ospedale o i figli portatori di handicap, perché sono un peso e ti danno fastidio e non hai il denaro per parcheggiarli in una casa di riposo o di cura? Niente paura, ti martello ogni giorno con campagne e sondaggi che promuovono l'eutanasia e il suicidio assistito. Alla fine, una legge si farà. Hai un figlio da un rapporto incestuoso? Tolgo il divieto del riconoscimento. Vuoi un figlio "perfetto"? Te lo costruisco in laboratorio e ti do anche la possibilità di scegliertelo come più ti garba, con diagnosi prenatali che da strumenti di intervento precoce sulle malattie si trasformano in strumenti di selezione della vita.
Mal sopporti di istruire i tuoi figli sulla sessualità? Te li educo io, a scuola, così – come sostiene l'Organizzazione Mondiale della Sanità – anche i bambini da 0 a 4 anni, impareranno il piacere sessuale e quello della masturbazione e quelli un po' più grandi comprenderanno meglio la normalità di un'identità sessuale fluttuante nel corso della vita.
Il Sindaco di Roma, Ignazio Marino, cavalca l'onda lunga dei "diritti civili", quelli che per certuni hanno dato un senso alla "nuova modernità". Questo è il "mondo" che molti cattolici "tiepidi", pronti ai compromessi e al "male minore" hanno contribuito a costruire negli ultimi decenni. Poco consapevoli di quella bellissima "preghiera sacerdotale" di Gesù, contenuta nel Vangelo di Giovanni (Gv 17,1-25), dove il Figlio di Dio non prega per il "mondo". Non gli interessa il "mondo". Non ama il buonismo. Non è ecumenista.
Prega per coloro che Dio Gli ha dato, per coloro ai quali ha dato la parola di Suo Padre, per coloro che sono odiati dal mondo, «perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo». Chiede al Padre di consacrare i Suoi figli nella Verità, perché «la tua parola è Verità» e di custodirli da Satana, da Mammona, dal principe di questo mondo e dalle sue trame. (Danilo Quinto)
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http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/prove-sinodali-di-distruzione-della-fede-la-gradualita-della-legge/  18 ottobre 2014 - 17:29
Prove sinodali di distruzione della Fede: la gradualità della legge (Fonte: lafededeinostripadri.blogspot.com) Oramai è molto chiaro che il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia si sta svolgendo in un clima di grande confusione e ambiguità. Come diversi commentatori hanno notato, l'assise sembra essere stata rigidamente blindata soprattutto perché non trapelasse la grande opposizione alla "linea misericordiosa", il cui esponente di spicco è il Card. Kasper. Nonostante tale "blindatura", infatti, c'è stato un provvidenziale intoppo nel programmato briefing che doveva spiegare la Relazione dopo la discussione del Card. Erdo. Il cardinale ungherese, relatore generale al Sinodo, ha additato il vescovo Bruno Forte come artefice dei paragrafi ambigui sugli omosessuali (e sulle altre proposte Kasper?). Il briefing è stato rigidamente impostato in modo generico e molto unilaterale. Ma ormai e evidente che l'assise è spaccata, e che sono tanti i restii a permettere un' "innovazione pastorale", che è piuttosto uno stravolgimento della dottrina.
Ciò che più sorprende è il fatto che il Sinodo stesso, come ha notato l'arcivescovo Stanisław Gądecki, presidente della Conferenza Episcopale Polacca, si è emancipato dal concetto di peccato. Non si parla da nessuna parte di peccato, mentre si cerca di affrontare con tanta bontà e con uno sguardo detto "misericordioso" le situazioni familiari in cui il primo matrimonio è naufragato nel divorzio, rappresentando al contempo le nuove unioni come normali e addirittura con elementi intrinseci di bontà. In modo ilare, come in una festa, da queste nuove convivenze more uxorio si è passati a vedere la bontà delle unioni tra due uomini o due donne. Certo, la bontà di alcuni padri sinodali non conosce limiti nell'errore. Ma ci si chiede: che c'entrano le unioni omosessuali con la famiglia? Sono in qualche modo famiglia anche loro?
Per la linea Kasper-Forte sì, applicando un principio (scorretto) della gradualità. Di questo argomento abbiamo già qui dato un accenno ecclesiologico, dimostrandone le premesse erronee, anzi ereticali, ossia la confusione ch'essi fanno tra amore naturale e grazia. Ora entriamo nello specifico.
Cos'è questa benedetta gradualità?
Si fa un gran parlare ora di questo principio morale ma, evidentemente secondo l'interpretazione della linea sinodale della rottura dottrinale, viene interpretato in modo surrettizio, al fine di poter guardare con occhi di misericordia chi vive in una situazione disordinata e di peccato. Tale principio, secondo i suoi teorici, permetterebbe di vedere solo il bene che c'è nel peccato (che non bisogna però dire tale), e così l'approccio misericordioso avrebbe la meglio sulla dottrina rigida e fissista, quella dei fondamentalisti della fede, che, al dire di Mons. Forte, "colpisce come una clava". Lui, invece, è morbido e umano…e sa accarezzare il mondo. Sta di fatto che la grande reazione dei Padri, che si è avuta dopo la Relazione-sintesi della prima settimana di lunedì 13 ottobre, indica una cosa: la "gradualità" così come è stata concepita e interpretata nel Sinodo è sbagliata.
Infatti, nella sintesi degli interventi in aula dopo la Relatio post disceptationem fatta dal Card. Erdo leggiamo: «Necessario è approfondire e chiarire il tema della "dicendo gradualità", che può essere all'origine di una serie di confusioni. Per quanto riguarda l'accesso ai sacramenti per i divorziati risposati, ad esempio, è stato detto che è difficile accogliere delle eccezioni senza che in realtà diventino una regola comune».
Il tema della gradualità era stato già affrontato da S. Giovanni Paolo II nell'Esortazione apostolica post-sindodale Familiaris consortio, esortazione di fatto messa in soffitta in questo Sinodo:
«Anche i coniugi, nell'ambito della loro vita morale, sono chiamati ad un incessante cammino, sostenuti dal desiderio sincero e operoso di conoscere sempre meglio i valori che la legge divina custodisce e promuove, e dalla volontà retta e generosa di incarnarli nelle loro scelte concrete. Essi, tuttavia, non possono guardare alla legge solo come ad un punto ideale da raggiungere in futuro, ma debbono considerarla come un comando di Cristo Signore a superare con impegno le difficoltà. "Perciò la cosiddetta legge della gradualità, o cammino graduale, non può identificarsi con la gradualità della legge, come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse» (FC 34).
La gradualità della legge indica che la legge stessa sarebbe graduale, quindi che si potrebbe scegliere quello che più conviene, invece la legge della gradualità o cammino graduale, accezione corretta, esprime piuttosto l'esigenza di un'opera pedagogica per entrare nel cuore della legge e per osservarla non solo in modo esteriore, ma con la mente e il cuore: posso cioè essere educato a capire gradualmente il valore della legge, che in sé rimane intangibile e comunque la via al bene da perseguire.
L'indissolubilità del matrimonio è un precetto divino: è l'essenza del matrimonio e ad un tempo la condizione di partenza per potersi sposare. Ora, si può applicare la gradualità della legge a questo precetto divino, iscritto nella natura dell'uomo e del matrimonio? Certamente no. Non si può sottoporre l'indissolubilità del matrimonio ad un arrivo graduale; non vale mai, come risulta chiaramente in questo caso, la gradualità della legge. I divorziati risposati non potrebbero mai capire per gradi la verità dell'indissolubilità perché l'hanno messa in discussione e l'hanno spezzata in partenza. Né tanto meno vale la gradualità per vedere l'amore di due partner come un bene in sé, amore folle che arriva fino al sacrificio di sé, amore che giustificherebbe così l'unione, e pian piano ci permetterebbe di maturare giudizi più misericordiosi verso di loro. Questa è una gradualità nel peccato, che è sempre peccato.
In che senso però, a livello educativo e pastorale, si deve essere pazienti e vedere una legge della gradualità? Solo in chi vuole accostarsi al matrimonio e vuole capire la bellezza dell'unione sponsale indissolubile, magari uscendo da una condizione di peccato oggettivo qual è la convivenza, è individuabile una legge della gradualità. Per gli omosessuali la gradualità consiste nell'accompagnarli pian piano, nel rispetto delle persone, a capire che la condizione di vita scelta è contro natura, e a farli uscire da quella condizione, cominciando ad astenersi dagli atti disordinati e con la preghiera capire le cose più grandi dello spirito.
Si vede chiaramente che il principio della gradualità non può "servire" a vedere un bene in una convivenza o un in matrimonio civile dopo il divorzio come tali, procurando magari, con un cammino penitenziale, un accostamento poi alla Comunione. La gradualità non può essere manipolata per avere uno sguardo misericordioso su chi vive in situazioni non conformi alla legge di Dio.
Il principio della gradualità, pertanto, non è per se stesso la soluzione ai problemi di chi vive in situazioni matrimoniali difficili o disordinate, ma richiede una spiegazione morale giusta, altrimenti degenera in un grande equivoco. Il punto chiave dell'equivoco sta qui: si vuole utilizzare, come appare dal Sinodo, un principio morale che è un aiuto a diventare santi, passo dopo passo, data la difficoltà che noi poveri peccatori possiamo incontrare, per vedere invece il bene in una situazione intrinsecamente disordinata. Il bene o qualche elemento di bontà, che certamente esiste (non per sé ma in relazione al bene integro), se non è redento da ogni compromesso con il peccato e con il disordine morale non è un bene ma ancora un male. Il bene o è integro o non è bene, ma ancora un male, cioè l'assenza di un bene che dovrebbe esserci. Il bene o è tutto bene e interamente bene o è un male. L'errore della linea Kasper-Forte parte da un approccio storicistico alla Rivelazione e alla grazia, e finisce nel rendere bene un bene non integro, dunque ancora un male, un peccato. Con il rischio di giustificare con il fine (amore, fedeltà, aiuto reciproco) i mezzi, che sono inquinati (convivenza o divorzio).
Intanto però è da notare con interesse uno scherzo della Provvidenza: mentre fino a qualche anno fa i critici di Kasper, di Forte, e dei vari Baldisseri di turno, erano soltanto dei "conservatori con delle fisime", oggi invece tali personaggi sono noti e svelati al pubblico, a tutti i fedeli. Tutti ormai sanno perché la linea dei riformatori è in odore di eresia. (Fonte: http://lafededeinostripadri.blogspot.com)
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http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/larcidiocesi-di-udine-scende-in-campo-contro-la-linea-kasper/ 22 ottobre 2014 L'arcidiocesi di Udine scende in campo contro la linea Kasper. sinodoL'Arcidiocesi metropolitana di Udine – chiesa patriarcale sub-apostolica in quanto continuazione sotto altro nome dell'antichissimo Patriarcato di Aquileia (la fondazione risale all'evangelista Marco discepolo di san Pietro) di cui l'arcivescovo udinese è erede, ne porta, ad es., tuttora l'abito rosso patriarchino – ha preso posizione sul tema oggetto del Sinodo ribadendo la Dottrina di sempre e così sconfessando la linea Kasper-Forte. Intervistato da Francesco Dal Mas sul settimanale diocesano La Vita Cattolica monsignor Guido Genero Vicario Generale dell'Arcidiocesi udinese e illustre docente presso il locale Studio teologico ha posizionato la diocesi friulana decisamente nel campo di quanti si oppongono alla linea Kasper.
Riportiamo il testo integrale dell'intervista significativamente intitolata Speciale Sinodo. Adulteri senza Comunione:
Mons. Genero, partiamo dal tema più dibattuto in questi giorni: la comunione dei separati e dei divorziati. Sono molti a chiederla?
In verità no. Tanti, infatti, sanno di essere in situazione di peccato e nelle condizioni, magari, di non porvi rimedio, per cui neppure avanzano la richiesta di poter accedere al banchetto eucaristico. È una sofferenza, in ogni caso, che va compresa.
La comprensione fino a che punto può arrivare? Ossia, si può chiudere un occhio sulla verità, sulla dottrina?
No, se vogliamo rispettare il Vangelo ed il magistero. Ogni sacramento presuppone la freschezza del battesimo e della cresima che si acquista con la santa confessione. Anche quello dell'eucarestia. Ciò che troppo spesso si dimentica. E non soltanto da parte di chi compie adulterio, ma anche di chi bestemmia. Il sabato sera, in bar, si oltraggia Dio, la domenica, alla Messa, ci si accosta all'altare. Si compie un doppio peccato.
Sono norme comportamentali perfino banali, che ogni cristiano dovrebbe rispettare. Invece, appunto, si chiude un occhio, talvolta anche due. Lei parla di adulterio. Questa situazione, evidentemente di peccato, è ormai una prassi. Immaginarsi se viene confessata e, quindi, se di essa ci si pente.
Un cristiano dovrebbe farlo. Ma per riprendere il tema della comunione ai separati e ai divorziati, che è ammessa, si pone il passaggio obbligato della purificazione, quindi della confessione. La confessione, a sua volta, presuppone la richiesta di perdono. E il perdono lo si riceve se si volta pagina, se si rinuncia alla condizione di peccato. Quindi? Quindi un separato o un divorziato per comunicarsi ha bisogno, come qualsiasi altro peccatore, di confessarsi e se lo fa vuol dire che è disposto a cambiare vita. Questo che cosa significa? Che deve rinunciare alla convivenza che, molto probabilmente, ha in atto. Lo fa? Bene. Ritorna, da pentito, al primo vincolo, il matrimonio sacramentale (se lo ha celebrato). O ad una situazione di non vincolo.
Ma di solito non capita. Appunto. Si pretende la comunione, e magari l'eventuale assoluzione nell'eventuale confessione, continuando nella situazione di peccato.
Nel caso del vincolo sacramentale del matrimonio la situazione si complica perché non siamo in presenza di una colpa solo personale …
Appunto. Non è il caso del peccatore che confessa una colpa solo personale e viene assolto personalmente dopo aver chiesto perdono. Il sacramento del matrimonio è un vincolo che coinvolge due persone. Ed è per questo che fin dalle pagine del Vangelo si sostiene il presupposto dell'unicità, della fedeltà e dell'indissolubilità.
In situazione di peccato si trovano anche coloro che convivono? A rigor di logica (evangelica) sì. Anche se non hanno contratto vincolo. Ma lo dovrebbero fare.
Si è molto sentito parlare nei giorni di pre Sinodo di creatività pastorale nell'approccio con le situazioni di sofferenza?
Si è fatto cenno anche autorevolmente alla creatività. Sinceramente non capisco che cosa si intenda affermare nello specifico. Nella testimonianza del Vangelo non è possibile essere molto creativi. Gesù, ad esempio, condanna per ben cinque volte l'adulterio. Quindi da un punto di vista sacramentale non sono possibili le mediazioni. Sul piano pastorale, invece, è doverosa la vicinanza con le donne e gli uomini che si trovano in condizioni di sofferenza.
Confidiamo la lettura di questa intervista incoraggi altre diocesi d'Italia, d'Europa e del mondo a prendere apertamente posizione in difesa della Dottrina Cattolica contro il tentativo ideologico di capovolgerla purtroppo messo in atto anche da alti e altissimi esponenti della Gerarchia. (N. G.)
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 https://forum.termometropolitico.it/5993-come-il-sistema-mondialista-favorisce-la-distruzione-dell-europa-e-l-islamizzazione.html
Grecia: i vertici della Comunità Europea cominciano a perdere la pazienza, Atene “confisca” le riserve delle autorità locali. Nuova Cipro?
Il governo Tsipras deve pagare stipendi e pensioni, oltre a dover far fronte al debito contratto con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Per affrontare la situazione, il primo ministro ha emanato un decreto con cui ordina alle autorità locali (regioni, comuni ma anche le università) di trasferire le proprie eccedenze alla banca centrale. Da Atene puntano a ottenere un tesoretto di 2 miliardi e mezzo di euro cioè l’indispensabile per tenere il paese a galla.
L’intervento sulle riserve dei governi locali è stata giustificata ufficialmente come “una forma morbida di controllo dei capitali”, tuttavia in queste ore i piccoli debitori greci si stanno vedendo sequestrati i loro depositi. Non si conoscono i margini dell’intervento ma, stando alla stampa greca, tra i destinatari ci sarebbe persino un cittadino con un debito di 200 euro. Se l’intervento dovesse acquisire maggiore consistenza potrebbe innescarsi una “corsa agli sportelli” dalle proporzioni “cipriote”.
La sconfitta di Varoufakis
L’ultimo incontro tra il ministro delle Finanze greco e l’Eurogruppo è andato molto male: “un perditempo, un giocatore d’azzardo, un dilettante” è stato definito dai partecipanti in un impeto di esasperazione Varoufakis. Quest’ultimo d’altronde non ha risparmiato la propria staffilata ai vertici delle finanze europee; su Twitter giusto domenica ha scritto citando Roosvelt “sono unanimi nel loro odio verso di me e io accolgo con favore il loro odio”.
Per il governo greco la questione del salvataggio è una questione esclusivamente politica: la Grecia non vuole ritornare sulla strada dell’austerità per questo si tenta di “soffocarla” privandola della liquidità necessaria a evitare il default. Neanche tanto velatamente il concetto è stato espresso da Nikos Filis, capogruppo di Syriza al parlamento greco: “il problema è politico, non è solo una trattativa economica, hanno detto apertamente che non vogliono il nuovo governo greco che non li soddisfa”.
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Come il sistema mondialista favorisce la distruzione dell’Europa e l’islamizzazione
    Come l'Europa è diventata complice del Califfato in arrivo
    Alla Fiera del Libro di Torino (14-18 maggio 2009) l'editore Lindau presenta il nuovo libro di Bat Ye'Or, " Verso il califfato universale ", come l'Europa è diventata complice dell'espansionismo musulmano ( venerdì 15 maggio, ore 19, spazio Autori B). Sarà presente la stessa autrice, presentata da Ugo Volli. Quale introduzione al libro, Bat Ye'Or ci ha inviato questo articolo, che pubblichiamo con grande piacere.
    La maggior parte degli europei non ha ancora compreso che le loro strutture nazionali e sovrane si sono già disintegrate nel multilateralismo e il multiculturalismo. Essi credono ancora di poter agire sul proprio destino nazionale restando nella sfera democratica che si sono creati. In realtà, il potere decisionale a livello nazionale relativo alla politica interna ed estera è sfuggito loro di mano. Oggi le popolazioni dell’UE sono gestite da organizzazioni internazionali, come le Nazione Unite, la Fondazione Anna Lindh, l’Alleanza delle Civiltà, l’Organizazione della Conferenza Islamica (OCI) e la sua filiale l’ISESCO, interconnesse in reti che diffondono la governance mondiale in cui predomina l’influenza dell’OCI sull’ONU. Il trasferimento del potere fuori dai confini nazionali dei singoli stati membri dell’Unione Europea verso le organizzazioni internazionali avviene attraverso strumenti detti «dialogo» e «multilateralismo» legati a reti designate dagli stati: Dialogo Euro-Arabo, Medea, Processo di Barcellona, Unione per il Mediterraneo, Fondazione Anna Lindh, Alleanza delle Civiltà, Parlamento Euro-Mediterraneo (PEM) ecc. Queste reti trasmettono direttive a delle sottoreti, a miriadi di ONG e ai rappresentanti delle «società civili» che scelgono essi stessi, attivisti dell’immigrazione e del multiculturalismo. La rete delle istituzioni politiche, i cosiddetti «think tank», spesso finanziata dalla Commissione europea, trasforma tali direttive in opinione pubblica mescolandole sulla stampa, nelle pubblicazioni, nei film, veri e propri inghiottitoi di miliardi. Le popolazioni europee sono chiuse in un gioco di specchi che si rinviano, a tutti i livelli sino all’infinito, le opinioni prefabbricate in base ad agende politiche e culturali che esse ignorano e spesso disapprovano. Questa trasformazione «di un’Europa delle Nazioni» in un’Europa unificata e integrata alle organizzazioni internazionali, come l’ONU, l’UNESCO, l’OCI, ecc., risponde alla strategia dell’UE in particolare nella sua dimensione mediterranea. Una tale ottica motiva le politiche sia dell’UE che dell’OCI, che si oppongono entrambe – per interessi diversi – ai nazionalismi culturali e identitari locali in Europa. Questo movimento promuove il multiculturalismo e l’internazionalismo di una popolazione europea destinata a trasformarsi e a sparire in virtù dell’unione delle due rive del Mediterraneo e di una immigrazione dell’Africa e dell’Asia incoraggiata dalla Dichiarazione Durban 2. Questa Dichiarazione è in conformità alla politica dell’OCI in riguardo all’emigrazione. A tale scopo, la nozione stessa e la coscienza di una civiltà europea peculiare e specifica, nel corso di millenni, si dissolve mentre si continuano a combattere con accanimento le identità culturali europee assimilate al razzismo. L’OCI segue un percorso simile all’Unione europea, organizzandosi come forza transnazionale, ma, contrariamente all’UE, si afferma grazie al radicamento della ummāh nella sfera della religione, della storia e della cultura coranica. Cosa è l’OCI? Questa è un’organizzazione centrale creata nel 1969 per distruggere Israele. Essa riunice 56 stati membri (musulmani o a maggioranza musulmana) e l’Autorita Palestinese. Questi stati sono in Asia, Africa et Europa con l’Albania, la Bosnia Herzegovina e il Kossovo. L’OCI è la seconda organizzazione intergovernativa dopo le Nazioni Unite e rappresenta un miliardo trecento milioni di musulmani. Al l’11° Vertice islamico svoltosi a Dakar il 13 e 14 marzo 2008, l’OCI ha adottato una Carta che ne sancisce i principi e gli obiettivi, il primo dei quali consiste nell’unificazione della ummāh (la comunità islamica mondiale) attraverso il suo radicamento nel Corano e nella Sunna, e la difesa solidale delle cause e degli interessi musulmani sulla pianeta. Questa politica spiega la recrudescenza di religiosità musulmana in generale, inclusa l’Europa, e di odio contro Israele e l’Occidente. I suoi organi principali sono: 1) il Vertice islamico, che rappresenta l’istanza suprema di decisione ed è composto dai re e dai capi di stato; 2) il Consiglio dei ministri degli esteri; 3) il Segretariato generale, che costituisce l’organo esecutivo dell’OCI e 4) la Corte islamica internazionale di Giustizia, che diventerà l’organo giuridico principale dell’organizzazione (articolo 14) e giudicherà in conformità con i valori islamici. (art. 15). L’OCI è dotata di una struttura unica fra le Nazioni e le società umane. In effetti, il Vaticano e le varie Chiese non hanno un potere politico, anche se in concreto fanno politica, poiché nel cristianesimo come nel giudaismo funzioni religiose e politiche devono restare rigorosamente separate. Lo stesso vale anche per le religioni asiatiche, i cui sistemi non riuniscono in un’unica struttura organizzativa religione, strategia, politica e sistema giuridico. Non solo l’OCI gode di un potere illimitato grazie all’unione e alla coesione di tutti i poteri, ma a questi aggiunge anche l’infallibilità conferita dalla religione. Riunendo sotto un solo capo 56 paesi, alcuni fra i più ricchi del pianeta, l’organizzazione controlla la maggior parte delle risorse energetiche mondiali. L’OCI è un’organizzazione religiosa e politica che appartiene alla sfera di influenza dei Fratelli Musulmani con cui condivide in tutti i casi la visione strategica e culturale di una comunità religiosa universale, la ummāh, ancorata al Corano, alla Sunna e all’ortodossia canonica della shari’a. Che la religione sia un fattore prioritario per l’OCI si evidenzia dal suo linguaggio e dai suoi obiettivi. Così la conferenza di Dakar (marzo 2008) prende il titolo di Conferenza del Vertice islamico, Sessione della ummāh islamica del XXI secolo. Nel preambolo della Carta dell’OCI, gli stati membri confermano la loro unione e la loro solidarietà ispirate dai valori islamici al fine di rafforzare nell’arena internazionale i loro interessi comuni e la promozione dei valori islamici. Essi s’impegnano a rivitalizzare il ruolo di pioniere dell’islām nel mondo, a sviluppare la prosperità negli stati membri e, al contrario degli stati europei, ad assicurare la difesa della loro sovranità nazionale e della loro integrità territoriale. Dichiarono che la vera solidarietà implica necessariamente il consolidamento delle istituzioni e la profonda convinzione di un destino comune in base a valori comuni definiti nel Corano e nella Sunna (§ 4) che stabiliscono i parametri della buona governance islamica. Essi raccomandano che i mezzi di informazione contribuissero a promuovere e sostenere le cause della ummāh e i valori dell’islām mentre l’OCI si impegna in forme di solidarietà con le minoranze musulmane e le comunità di immigrati nei paesi non musulmani e collabora con le organizzazioni internazionali e regionali per garantire i loro diritti nei paesi stranieri. L’OCI si impegna inoltre a stimolare i nobili valori dell’islām, a preservarne i simboli e la loro eredità comune e a difendere l’universalità della religione islamica, in termini più chiari, la diffusione universale dell’islām (da‘wah). Si impegna a inculcare i valori islamici nei bambini musulmani e a sostenere le minoranze e le comunità di immigrati musulmani all’esterno degli stati membri al fine di preservarne la loro dignità, identità culturale e religiosa e i loro diritti. Affermano il loro sostegno alla Palestina con capitale Al-Quds Al-Sharif, il nome arabizzato di Gerusalemme. L’OCI sostiene tutti i movimenti musulmani di lotta come quello del popolo turco di Cipro, in Sudan, in Cina, dei Palestinesi, condamna l’occupazione dell’Armenia in Azerbaigian, del Jammu e Kashmir, l’oppressione dei musulmani in Grecia, in Myanmar, in Caucasia, in Thailandia, in India e nelle Filippine. Sulla scena della politica internazionale, l’OCI ha creato vari comitati per coordinare le iniziative e la politica in campo politico, economico, sociale, religioso, mediatico, educativo e scientifico sul piano interstatale degli paesi musulmani e internazionale. Gli obiettivi strategici della Carta sono tesi a: «Assicurare una partecipazione attiva degli stati membri [dell’OCI]al processo mondiale di presa di decisione nei campi della politica, dell’economia e del sociale, al fine di garantire i loro interessi comuni» (I-5); e a «promuovere e difendere posizioni unificate sulle questioni di interesse comune nei forum internazionali». Fra i suoi obiettivi, la Carta dell’OCI elenca la diffusione, la promozione e la preservazione degli insegnamenti e dei valori islamici, la diffusione della cultura islamica e la salvaguardia del patrimonio islamico (I-11); la lotta alla diffamazione dell’islām, la preservazione dei diritti, della dignità e dell’identità religiosa e culturale delle comunità e delle minoranze musulmane negli stati non membri (I-16). Questo punto indica la tutela sugli immigrati musulmani all’estero e le pressioni esercitate dall’OCI, attraverso il canale dei dialoghi e dell’Alleanza delle Civiltà, sui governi dei paesi di accoglienza non musulmani. Essendo un’organizazione musulmana religiosa, come lo dice pure essa stessa, l’OCI dichiara essere l’organo rappresentativo del mondo musulmano. Rivendica la sua solidarietà con tutte le minoranze musulmane che abitano negli stati non membri dell’OCI (vale a dire i paesi non musulmani). Per queste minoranze, l’OCI domanda il godimento degli diritti dell’uomo elementari, fra cui la protezione dell’identità culturale, il rispetto delle loro leggi in modo da proteggersi contro qualsiasi forma di discriminazione, oppressione ed esclusione, il salvataggio del patrimonio culturale dei musulmani negli stati non musulmani. L’OCI considera suo compito proteggere il diritto alla cultura, alla religione e all’identità culturale degli immigrati musulmani e di promuoverli nelle sfere del potere, di autorita e di influenza. Onde assicurare la protezione delle minoranze musulmane immigrate e stabilite in Occidente, e preservarne l’identità, l’OCI ha deciso di internazionalizzare la lotta all’islamofobia attraverso la cooperazione fra l’OCI e le altre organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, l’OSCE, l’Unione africana e così via. Anche in questo caso la politica dell’Unione Europea intesa a sostenere «la legalità internazionale» dell’ONU rinforza in realtà il controllo mondiale dell’OCI che predomina in tutte le istituzioni internazionali. Ma la priorità politica dell’OCI è naturalmente la distruzione di Israele e l’islamizazione di Gerusalemme. L’OCI prevede di trasferire la sua sede da Gedda (Arabia Saudita) a al-Kuds, la Gerusalemme islamizzata. Come l’OCI ha i caratteri di uno califfato universale, la Gerusalema ebraica e cristiana diventata al Kuds e sarà la sede dove la sharia governerà, come a La Mecca, Gaza e i luoghi tenuti dai Talebani. Questa strategia si sviluppa in associazione con molte chiese e l’Europa. L’OCI vuole che l’eliminazione di Israele sia fatto come un atto di profondo odio dall’insieme del pianeta, ma specialmente dagli Occidentali. In altre parole vuole che siano i Cristiani che destruggano la radice della loro spiritualità. Questo sarebbe un altro parricidio dopo la Shoah. La propaganda globale di odio contro Israele che si manifesta nei canali occidentali con l’argomento della vittimologia e l’innocenza palestinese provienne dell’OCI. L’Europa palestinizzata, e volontariamente colpevolizzata, continua a dare sostegno, finanziario, diplomatico, politico e mediatico alla Palestina e a promuovere l’emergenza del Califfato universale a al-Kuds sulle rovine dell’antica Gerusalemme.
    Bat Ye'or
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eih Bush 322, MI DISPIACE! TU NON PUOI UCCIDERE TUTTI I POPOLI DEL MONDO, SOLTANTO PERCHé, IL TUO SISTEMA BANCARIO HA PRODOTTO BOLLE FINANZIARIE, CHE SUPERANO DI: 100 VOLTE: IL PRODOTTO INTERNO LORDO DEL PIANETA, TUTTI TITOLI CHE, NON POTREBBERO MAI ESSERE MONETIZZATI, REALMENTE! cosa, TU hai fatto della nostra sovranità monetaria? TU CI STAI AMMAZZANDO! ] [ Anche dall’UE confermano: “abbiamo ceduto la nostra sovranità” 15/11/2014 di Marco Mori ] SE, TU NON DISTRUGGI IL SISTEMA BANCARIO? POI, TU DOVRAI DISTRUGGERE I POPOLI! quindi non potrai mai dire: "non è stata colpa mia!"
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Video Boko Haram, decapitate due spie
La sequenza è intitolata 'Caccia alle spie'
Nuovo orrore dai fondamentalisti islamici nigeriani Boko Haram. Secondo il Site, il sito di monitoraggio del jihadismo sul web, i jihadisti "cinque giorni dopo avere lanciato un avvertimento, hanno diffuso un video dal titolo "Harvest of spie" ('Caccia alle spie') che mostra la decapitazione di due uomini". Il Site riferisce che il video, caricato oggi su Twitter dal gruppo fondamentalista, mostra un uomo identificato come Dawoud Muhammad di Baga (città nigeriana) inginocchiato per terra ed alcuni uomini alle sue spalle mascherati. Muhammad dice che un poliziotto lo avrebbe pagato con l'equivalente di 25 dollari per fare la spia e gli avrebbe promesso di farlo diventare ricco. Il secondo uomo decapitato viene identificato come Muhammad Awlu. Nel video non viene mostrato il momento della decapitazione ma i due corpi con le teste mozzate appoggiate sul petto. In passato Boko Haram ha già diffuso un video di una decapitazione: quella di un pilota nigeriano catturato a settembre.
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La sottomissione della donna è la causa principale della violenza e dell’arretratezza dell’islam
verità e rivoluzione
La sottomissione della donna è la causa principale della violenza e dell’arretratezza dell’islam
Sono oltre centomila i cristiani uccisi ogni anno per la loro fede. La memoria è in assoluto il dovere etico principale. La memoria della storia e la conoscenza della verità è quello che è successo, quello che è veramente successo, non quello che sarebbe carino che fosse successo, perché così i nostri teoremi tornerebbero e noi potremmo dimostrare che da una parte ci sono i buoni e dall’altra i cattivi come nei film della Walt Disney degli anni ’50 e ’60.
La memoria della storia consiste in una puntigliosa conta dei morti, perché ognuno di loro era una persona, non uno scarafaggio o un cane, ma una persona e se quelli che hanno sterminato quei morti hanno combattuto sotto una bandiera che ha i nostri stessi colori, allora quella conta deve essere ancora più attenta, più fanaticamente puntigliosa. La verità vi renderà liberi, la verità anche quando atroce o scomoda. Solo la conoscenza della storia e della verità ci può fornire le due uniche direttive possibili a qualsiasi azione etica, solo apparentemente in contrasto l’una con l’altra, che sono la fede e il dubbio.
Nel primo periodo della sua vita un bambino fa blocco unico con la madre. Hitler era figlio di madre umiliata e battuta, Osama Bin Laden è il figlio numero 56. È stato un bambino a stento riconosciuto dal proprio padre, che non ne ricordava il nome. Che incredibile odio verso tutti quelli che non sono il figlio numero 56 e che hanno creato società dove non è possibile essere il figlio numero 56!
Un mondo di pace non nascerà mai fino a quando le donne saranno miserabili e schiave. Una donna schiava può diventare madre di un Orco oppure di uno schiavo: il suo dolore diventa la ferocia del figlio oppure la sua acquiescenza alle ingiustizie. Per un mondo migliore non basta l’abbattimento dei tiranni, politici o economici che siano: prima o poi si creeranno altri tiranni. Si creeranno più prima che poi, impareranno ad ammantare i crimini più feroci sotto una bandierina di benevolenza e tutto resterà uguale se non peggiore.
Un mondo libero e giusto può nascere solo attraverso le madri.
I figli di madri libere e forti non diventano né carnefici né schiavi di nessuno. Non è un caso se in Africa i paesi che se la cavano dal punto di vista economico sono quelli dove le donne non sono calpestate e dove la democrazia è rispettata.
La pace del mondo passa dal benessere fisico ed economico delle madri, passa dalla loro alfabetizzazione, dalla loro scolarizzazione, loro diritto inalienabile di scegliere chi sarà il padre dei suoi figli, dal loro diritto inalienabile di non essere battute, vendute, comprate, sfruttate, ripudiate, lapidate, bruciate. Nessun mondo di pace può nascere sulla negazione di questi diritti. Un mondo dove una creatura umana non ha in mano il proprio destino, dove una creatura umana può essere messa a morte per aver voluto sentire il vento sui capelli non può essere un mondo di pace. Nessun mondo di pace sarà costruito sul sangue delle donne lapidate, e sull’educato silenzio che ha commentato la loro lapidazione. Nessun mondo di pace nascerà dove è permesso a una bambina di 9 anni di essere data in sposa e di essere condannata a morte. Nessun mondo di pace sorgerà fino a quando anche solo un’unica bambina potrà essere infibulata, così da ridurre tutta la sua vita a umiliazione e dolore.
Un mondo di pace può nascere solo dalla capacità di non abdicare mai alle idee di libertà e di diritti civili, incluso l’inalienabile diritto di ridere di tutto, incluse le cose più sacre e più serie. Noi osiamo ridere di Dio e della morte: questa è la nostra forza. Chi non vuol essere deriso, si dia da fare per meritare rispetto. Chi usa la condanna a morte per ridurre la derisione al silenzio, dimostra quanto quella derisione sia giustificata.
http://www.ioamolitalia.it/blogs/verita-e-rivoluzione/la-sottomissione-della-donna-e-la-causa-principale-della-violenza-e-dell%E2%80%99arretratezza-dell%E2%80%99islam.html
La nostra libertà non è stata un dono. Il sangue versato non è stato un effetto speciale.
di Silvana De Mari 20/04/2015
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La Boldrini la smetta di assolvere l'islam anche quando gli islamici gettano a mare i cristiani
verità e rivoluzione
La Boldrini la smetta di assolvere l'islam anche quando gli islamici gettano a mare i cristiani
Provo una profonda vergogna come italiana davanti alle ignobili parole della signora Boldrini: "Non credo ci sia stata una discussione teologica sulla barca", ha detto, in riferimento alla vicenda che ha visto dei clandestini islamici gettare in mare nove cristiani.
Gentilissima signora Boldrini, la discussione teologica c’è stata. La domanda: “Sei cristiano? Dimostrami che sei islamico citando versi del Corano”, è in tutto e per tutto una discussione teologica. La domanda riguarda la fede in Dio, in greco Teo, quindi è proprio una discussione teologica, è una discussione teologica che condanna a morte, circa 100.000 morti l’anno, un numero insufficiente, evidentemente, perché lei abbia un sussulto di indignazione. Lo stesso tipo di discussione teologica che ha condannato a morte i ragazzi in Kenya, i 21 martiri sgozzati in Libia perché il loro sangue tingesse di rosso il Mediterraneo, gli innumerevoli morti della Nigeria, il ragazzo bruciato vivo in Pakistan.
Per la signora Boldrini che riscrive la lingua italiana, si mette lo strofinaccio sulla testa quando va in moschea, il rispetto delle tradizioni islamiche è sacro, quanto sacro è lo spregio di quelle italiane: una posizione accettabile se fosse un privato cittadino, ma è inaccettabile da parte della terza carica dello Stato.
Denuncio la vigliaccheria di innumerevoli giornalisti che spacciano i morti ammazzati per gli effetti di “una guerra di religione” e “le guerre di religione sono tutte sbagliate”. Le guerre sono situazioni dove tutti sono armati, mentre dove le armi sono da una parte sola si tratta di massacro. Le guerre non sono tutte sbagliate, chi combatte perché sta aggredendo e chi combatte perché difende non sono sullo stesso piano, chi li mette sullo stesso piano fa il gioco degli aggressori.
Le verità più elementari sono travolte e annientate.  E adesso visto che su questa pagina FB, periodicamente bloccata, siamo tutti brutti sporchi e cattivi, parliamo di xenofobia. La xenofobia vuol dire letteralmente paura dello straniero ed è la norma di qualsiasi consorzio di creature umane, in realtà di creature viventi.
Appartenere a un gruppo, a una tribù, a una nazione significa aver riconosciuto il patto sociale, il rispetto della legge comune, non uccidere, non rubare, con commettere stupro sugli altri appartenenti al gruppo.
Chiunque venga dall’esterno non ha riconosciuto questo patto, potrebbe sottoscriverlo o non sottoscriverlo, cioè essere un amico o un nemico e se me ne accorgo tardi, dopo che ne ho permesso l’ingresso, ho un nemico in casa.
L’affermazione: tutti gli immigrati sono cattivi e pericolosi è razzista, tra l’altro tre delle personalità politiche europee che più amo, Magdi Cristiano Allam, Souad Sbai e Ayan Hirsi Alì, sono immigrati.
L’affermazione tutti gli immigrati sono buoni. È altrettanto razzista e follemente pericolosa.
La xenofobia, paura dello straniero, non è una colpa, ma un elementare diritto umano perché è onere dello straniero dimostrare di essere innocuo. Ed è dovere di ogni popolo difendere la terra ereditata dai propri padri che darà in eredità ai propri figli.
Un popolo che non o fa, si sta candidando a essere un popolo di schiavi oppure di morti.
Grazie signora Boldrini. http://www.ioamolitalia.it/blogs/verita-e-rivoluzione/la-boldrini-la-smetta-di-assolvere-l-islam-anche-quando-gli-islamici-gettano-a-mare-i-cristiani.html
di Silvana De Mari 21/04/2015
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Anche la Chiesa si unisce alla sinistra nel giustificare la violenza islamica contro i cristiani
P.S. (Politicamente Scorretto)
Anche la Chiesa si unisce alla sinistra nel giustificare la violenza islamica contro i cristiani
Se il tempo me lo consentisse cercherei di studiare in modo approfondito psichiatria e psicologia, per capire cosa sta succedendo a tante menti italiane (e non solo) apparentemente colte e lucide. Certo, si possono avere differenti opinioni politiche; si possono manifestare differenti sensibilità; si possono immaginare differenti future evoluzioni storiche, ma la negazione dei fatti è un comportamento che ha a che vedere solo con la malafede o, per bene che vada, con la perdita delle capacità cognitive sostituita da valutazioni “di pancia” innescate da tossici condizionamenti ideologici ed umanitaristici. I recenti avvenimenti sui massacri dei cristiani dimostrano quanto in Italia il politicamente corretto impedisca una serena valutazione sulle cause di tali tragedie e sul modo di porvi un qualche limite. L’assassinio di dodici africani cristiani ad opera di pii musulmani su un gommone proveniente dalla solita Libia è l’ultima e più lampante dimostrazione dello stravolgimento dei fatti ad opera di politici e religiosi nostrani. Già senza che si avessero notizie più dettagliate sui fatti, è scattata la gara tra i giustificazionisti. In prima linea, naturalmente, politici e giornalisti di sinistra capeggiati dall’ineffabile lady Boria Boldrini che, a conferma della sensibilità e del buon gusto che da sempre la caratterizzano, ci ha pure ironizzato su (“Uccisi per motivi religiosi? Non penso discutessero di teologia!”). Ma che politici e giornalisti sinistri abbiano un tale comportamento è normale e prevedibile, poiché sulla distorsione delle realtà e sullo sfruttamento di solidarietà ed accoglienza essi costruiscono brillanti carriere mentre i loro amici costruiscono imperi economici senza affrontare la benché minima concorrenza. Ciò che proprio non si spiega, se non ricorrendo agli specialisti della psiche, è il giustificazionismo di taluni religiosi. Essi, infatti, sostengono la teoria secondo la quale, in determinati contesti, l’aggressività aumenta: qualcuno ha addirittura citato, con ammirevole sprezzo del ridicolo, l’effetto “barca a vela”, ossia quel fenomeno che porta alla perdita del controllo dei nervi quando si convive per lungo tempo in spazi ristretti. In pratica, i due gruppi religiosi presenti sul gommone avrebbero litigato solo a causa del contesto nel quale si trovavano, caratterizzato soprattutto dalle avversità cui andavano incontro. Tali affermazioni sono facilmente confutabili, in quanto è proprio nelle condizioni di pericolo che le differenze di varia natura vengono accantonate per dedicare tutte le proprie energie a salvare la pelle, collaborando con chi sta al proprio fianco a prescindere da chi sia e da come la pensi. L’effetto “barca a vela” svanisce quando si rischia di colare a picco. Dal racconto di diversi testimoni sappiamo però che i musulmani si sono inferociti quando qualche cristiano ha cominciato ad invocare l’aiuto di Gesù: ciò è inammissibile per un orecchio islamico, è un atto di sfida a cui rispondere con violenza. Del resto sappiamo che, anche negli stati islamici meno integralisti, i cristiani possono pregare solo nelle (pochissime) chiese colà ancora in piedi o all’interno delle mura domestiche, ma mai all’esterno ed in presenza di sensibili fedeli del credo dominante. La vicenda si è per ora conclusa con dodici cristiani assassinati e quindici musulmani arrestati, che probabilmente verranno condannati (sia pure a pene ridotte dalle attenuanti culturali) e quindi avviati ad una sicura carriera di fondamentalismo all’interno delle patrie galere. Oltre che ad essere mantenuti a spese del contribuente per parecchi anni, a costi decisamente superiori a quelli sostenuti dallo stato italiano per i richiedenti asilo. Ciò che purtroppo non si vuole capire è che quei quindici islamici (probabilmente) responsabili della strage sul gommone non sono criminali incalliti, ma solo persone cresciute con un certo imprinting – ahimè sempre più diffuso – che le ha portate a manifestare ed attuare un comportamento, eccezionale quanto si vuole, ma comunque da esse ritenuto lecito. Sbagliano anche quei commentatori non politicamente corretti che sostengono che tra gli assassini vi fossero anche dei terroristi in arrivo nel nostro Paese. In tal caso, i terroristi non avrebbero scatenato una rissa col rischio di rovesciare il barcone o di farsi arrestare una volta sbarcati: il loro unico interesse, in quei frangenti, sarebbe stato solo quello di approdare in Italia sani e salvi. Al di là dell’ennesima strage di innocenti, l’aspetto terrorizzante della vicenda, come plasticamente dimostrato dai fatti, è che dei normali musulmani in cerca di un futuro migliore, ma culturalmente carichi di astio ed aggressività, possano all’improvviso trasformarsi in feroci assassini per ingiustificabili ragioni di odio religioso. Se ciò succede in mare, nessuno può escludere che lo stesso possa prima o poi ripetersi sulla terraferma. Ma i nostri politici e giornalisti di sinistra continuano a non voler prendere atto della realtà.  I barconi non ottenebrano solo le menti di stranieri disperati. Anche tantissimi cervelli nostrani.
di Pier Luigi Melis 21/04/2015  http://www.ioamolitalia.it/blogs/ps-politicamente-scorretto/anche-la-chiesa-si-unisce-alla-sinistra-nel-giustificare-la-violenza-islamica-contro-i-cristiani.html
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Nazioni Unite ed Unione Europea ci condannano a morte bloccando la natalità e favorendo la nostra sottomissione all'islam
verità e rivoluzione
Nazioni Unite ed Unione Europea ci condannano a morte bloccando la natalità e favorendo la nostra sottomissione all'islam
Noi abitanti del Terzo Millennio siamo sempre in bilico sulla corda, da un lato il baratro, dall’altro la definitiva salvazione. Abbiamo un bel po’ di supereroi, sempre più cupi e ammaccati, e parecchie distopie: il contrario dell’utopia cui abbiamo rinunciato definitivamente. Una volta accomunata la fantascienza al fantasy, il fantastico e l’horror regnano incontrastati, riempiendo da soli più di metà degli scaffali delle librerie e degli schermi cinematografici.
Siamo immersi in una cultura di morte, siamo il secolo del genocidio,  prima questa parola non esisteva. Si comincia un secolo fa con gli armeni, un secolo esatto. Libri, film, serie televisive: tutto pullula di cultura di morte; se non sono ciberterminatori, sono vampiri, o extraterrestri predatori o virus. Persino i film per bambini – la serie di I pirati dei Caraibi del capitano Jack Sparrow – sono infarciti di mostri, fantasmi, creature fatte di dolore e putridume.
Dalla loro ossessiva presenza possiamo capire quello che succede nella mente degli uomini, e nella loro storia. Se non sono Orchi sono Estranei, se non sono licantropi sono fantasmi, se non è Alien è Terminator, o Predator. Voldemort e i suoi Mangiamorte rubano la scena a Sauron e ai suoi Nazgûl, a Saruman con i suoi sterminati eserciti di orchi. Dalle tombe si sono alzati, oltre che gli aristocratici vampiri, ognuno dotato di storia e di nome, eserciti di zombie, la loro versione sottoproletaria e anonima, che film dopo film arrivano con il loro passo claudicante e gli occhi vuoti a mangiare l’anima o più prosaicamente il cervello e le frattaglie dei vivi, che resteranno poi sparse in uno sgraziato disordine. Il piccolo ET che voleva telefonare a casa ha lasciato il posto a extraterrestri cattivissimi in film terrificanti (Alien, La Cosa), involontariamente comici (La guerra dei mondi), o genialmente comici (Men in Black):
K, impassibile: «Ha detto qualcosa prima di buttarsi?»
J: «Che il mondo sta per finire.»
K, sempre senza cambiare espressione: «Ha detto quando?»
Siamo immersi in una ciclopica danza macabra. È l’angoscia per il nostro presente, il terrore per il nostro futuro che abbiamo nascosto nella Terra di Mezzo, tra le aule di Hogwarts, dall’altra parte della Barriera di Ghiaccio, oltre i confini delle terre note. Mentre nemici terrificanti assediano, e all’interno i difensori sono divisi e infiltrati di collaborazionisti e traditori: questo il riassunto estremo della maggioranza delle nostre narrazioni.
Tutta la nostra narrazione fantastica è immersa in una cultura di morte, perché siamo il secolo del genocidio, certo, e poi perché non siamo certi di avere un futuro. Sappiamo che il male assoluto esiste e siamo sull’orlo della fine del mondo.
La regola  della vita è che le società, le civiltà, come gli individui, le famiglie, i gruppi cerchino di sopravvivere. Non è possibile che una civiltà sopravviva se la natalità è inferiore a 2,3 figli per madre: la nostra si aggira attorno all’1,4. Non è pensabile che una civiltà sopravviva se ha una natalità bassa e permette l’ingresso a minoranze con strutture ideologiche e religiose contrastanti e non sovrapponibili, quindi minoranze non integrabili, che per secoli sono state il nemico storico e che nel giro di una generazione o al massimo due diventeranno maggioranza.
Dello sterminio, della cultura di morte, fanno parte le donne che preferiscono che l’ammasso di cellule che portano nel ventre muoia piuttosto che diventare una creatura umana che si rivolgerà a loro dicendo mamma.
Al magnifico atto di sessualità che genera la vita, quello dove lo sperma dell’uomo è nel ventre di una donna dove le due metà si fonderanno in una nuova vita unica  e irripetibile, alla dolcezza del rapporto che tiene insieme in complicità i padre e la madre del nuovo essere, viene equiparato il gesto erotico fine a se stesso, un erotismo usa e getta slegato da qualsiasi possibilità di creare una nuova esistenza nel mondo.
Questa equiparazione vuol dire che la vita non ha valore. È un’affermazione antropologicamente atroce che può venire in mente solo a una cultura che rinnegando Dio non può che diventare cultura  di morte.
Madre natura non è stupida. Quello che le interessa è la generazione successiva. Il sesso serve per generare la vita, ed è lì che è divertente. L'erotismo fine a se stesso, dove non si genera nulla, sulle lunghe distanze, è di una noia mortale, bisogna farsi di qualche cosa o passare a 50 sfumature di sadomaso per non essere assordati dalla mancanza di senso. Esattamente la stessa differenza che c'è tra mangiare a una tavola imbandita qualcosa di preparato con intelligenza o amore oppure mangiare e vomitare cibo spazzatura.
Il mondo occidentale è immerso in una iper-erotizzazione e in una ipo-sessualizzazione.
La nostra estinzione e conseguente libanizzazione dell’Europa non può essere possibile senza un calo nella natalità. L’aborto è sempre un suicidio differito, una manifestazione dell’odio di sé della donna, spesso è sufficiente un’unica domanda, mi scusi, signora, ci ha pensato bene, questo è il suo bambino, per fermarlo, sempre lascia reliquati, perché l’inconscio della donna vede l’uccisione del figlio come un’autoprofanazione. Non è un caso che gli stessi poteri forti, ONU ed UE, che difendono il diritto della donna a seguire l’impulso dell’aborto fino alla fine senza il rischio di incontrare qualcuno che causi un ripensamento, sono gli stessi che hanno tra i loro scopi ufficiali l’islamizzazione mediante libanizzazione dell’Europa.
Usciamo dalla cultura della morte adesso. Un uomo e una donna che si amano, che prendono l’impegno di proteggersi a vicenda e di proteggere i figli, lo prendono davanti alla comunità e lo mantengono, fino alla fine.
L’ultima riga delle fiabe: e vissero sempre felici e contenti. Sempre no. Qualche volta hanno litigato, ma non hanno mollato. E quando non si molla i decenni passano e si diventa la coppia illuminata: la tenerezza ha riempito tutti gli spazi. Amo il tuo corpo anche se ha le cicatrici della coronaroplastica o dell’asportazione del cancro, amo il tuo corpo ancora di più di quando era perfetto e forte.
Questo salverà il mondo. di Silvana De Mari 22/04/2015
http://www.ioamolitalia.it/blogs/verita-e-rivoluzione/nazioni-unite-ed-unione-europea-ci-condannano-a-morte-bloccando-la-natalita-e-favorendo-la-nostra-sottomissione-all-islam.html
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Gli arresti confermano la connivenza tra terrorismo islamico e traffico dei clandestini
Sia il vostro parlare sì sì no no
Gli arresti confermano la connivenza tra terrorismo islamico e traffico dei clandestini
La buona notizia è che le nostre forze dell’ordine hanno arrestato 18 terroristi islamici che si nascondevano in Sardegna, al termine di indagini che hanno coinvolto 7 province. Tra loro figurano due guardie del corpo di Osama bin Laden, il fondatore della rete terroristica islamica di Al Qaeda, e gli autori di numerosi attentati terroristici in Pakistan compresa la strage del mercato di Peshawar, Meena Bazar, avvenuta ad ottobre 2009 in cui vennero uccise più di 100 persone.
Altra buona notizia è l’aver accertato che questa rete terroristica islamica era anche impegnata nel traffico di clandestini. Pachistani e afghani venivano introdotti illegalmente in Italia per poi proseguire il loro viaggio verso il Nord Europa. L'ingresso in Italia avveniva attraverso imprenditori compiacenti che fornivano falsi contratti di lavoro. In parallelo i terroristi islamici, evidentemente con la complicità di funzionari delle forze dell’ordine collusi, fornivano documenti falsi da cui i clandestini risultavano vittime di persecuzioni etniche o religiose. La rete terroristica forniva supporto logistico e finanziario ai clandestini, assicurando loro patrocinio presso gli uffici immigrazione e istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico, apparecchi telefonici e carte Sim.
La cattiva notizia è che tocchiamo con mano per l’ennesima conferma che l’Italia è considerata un porto franco del terrorismo islamico globalizzato. Ci usano come un rifugio sicuro, contando sul lassismo della classe politica, sulla connivenza di una rete di imprenditori e pezzi deviati dello Stato, fino a quando non si decide di intervenire per reprimerli.
La cattiva notizia è che anche quando le istituzioni preposte alla sicurezza decidono di intervenire, lo fanno limitandosi a intercettare e reprimere solo la punta dell’iceberg, ma continuiamo ad avere paura e non scontrarci con l’iceberg, ovvero con la filiera che costituisce la piattaforma sociale, logistica ed operativa senza cui i terroristi islamici non potrebbero nascondersi dentro casa nostra. Se 18 pericolosi terroristi islamici risiedevano nel nostro Paese da anni, è evidente che l’hanno potuto fare solo perché hanno potuto contare sul sostegno di decine, centinaia e forse migliaia di simpatizzanti e militanti islamici radicati ovunque in Italia.
La cattiva notizia è che abbiamo la conferma che il terrorismo islamico è parte integrante dell’attività e del giro d’affari legato al traffico dei clandestini, una realtà che è fin troppo evidente in Libia dove da quattro anni le coste sono controllate dai terroristi islamici che operano in combutta con la criminalità organizzata straniera ed italiana, che realizzano un giro d’affari legato al traffico dei clandestini stimato in 43 miliardi di euro, di gran lunga superiore a quello che frutta il traffico della droga.
Ancora cattive notizie. Chi ci governa in Italia e in Europa conferma che predica male e razzola peggio. Subito dopo le lacrime di coccodrillo esibite a caldo dopo la strage di circa 900 clandestini, dopo aver detto per la prima volta che bisogna impedire che i clandestini salgano su quelle imbarcazioni fatiscenti, dopo essersi addirittura spinti a sostenere che bisogna distruggerle mentre sono attraccate sulla costa libica per impedirne l’uso, ebbene concretamente i capi di Stato e di governo europei si sono limitati a promettere nuovi fondi all’operazione denominata Triton, che attualmente dispone di meno di 3 milioni di euro al mese rispetto ai 10 milioni che spendeva da sola l’Italia nel 2014 nell’operazione Mare Nostrum.
Ma chi ci governa in Italia e in Europa non ha detto una sola parola se e come si procederà a distruggere le barche e i gommoni degli scafisti. Così come nessuno parla del blocco navale che va necessariamente imposto a ridosso delle nostre acque territoriali per porre fine al traffico dei clandestini e procedere alle operazioni di respingimento monitorato delle imbarcazioni.
Cari amici la conclusione è che non dobbiamo più lasciarci ingannare da questa classe politica italiana ed europea. È arrivato il momento di assumere noi l’iniziativa di promuovere ciò che è necessario fare per salvaguardare la nostra sicurezza nazionale e per difendere la nostra civiltà. Andiamo avanti. Insieme ce la faremo! di Magdi Cristiano Allam 24/04/2015
http://www.ioamolitalia.it/sia-il-vostro-parlare-si-si-no-no/gli-arresti-confermano-la-connivenza-tra-terrorismo-islamico-e-traffico-dei-clandestini.html
Gli arresti in Italia confermano la connivenza del terrorismo islamico con il traffico dei clandestini
http://www.ioamolitalia.it/video/gli-arresti-in-italia-confermano-la-connivenza-del-terrorismo-islamico-con-il-traffico-dei-clandestini.html
https://www.youtube.com/watch?v=ud5yeMR5HTY#t=23
Pubblicato il 24 apr 2015

Buongiorno amici. Intervenendo questa mattina su Canale 5 alla trasmissione “La telefonata di Belpietro”, ha denunciato la connivenza tra il terrorismo islamico e la criminalità organizzata che gestisce il traffico dei clandestini. L’arresto di 18 terroristi islamici in Sardegna ha accertato che questa rete terroristica islamica era anche impegnata nel traffico di clandestini. Pachistani e afghani venivano introdotti illegalmente in Italia per poi proseguire il loro viaggio verso il Nord Europa. L'ingresso in Italia avveniva attraverso imprenditori compiacenti che fornivano falsi contratti di lavoro. In parallelo i terroristi islamici, evidentemente con la complicità di funzionari delle forze dell’ordine collusi, fornivano documenti falsi da cui i clandestini risultavano vittime di persecuzioni etniche o religiose. http://bit.ly/1Gq16fK
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Dittatura interna, europea e globalista: ora dobbiamo combattere per liberare gli italiani
Sia il vostro parlare sì sì no no
Dittatura interna, europea e globalista: ora dobbiamo combattere per liberare gli italiani
Buongiorno amici. Dobbiamo prendere atto e avere l’onestà di dire che non tutti gli italiani riconoscono che il 25 aprile 1945, data in cui il “Comitato di Liberazione Nazionale”, formato dalle forze partigiane tra cui spiccavano i partigiani comunisti, annunciò l’insurrezione generale contro le forze nazifasciste, corrisponda alla “Festa di liberazione nazionale”. Da un lato, il peso rilevante svolto dalle forze Alleate nella liberazione dell’Italia e, dall’altro, gli eccidi perpetrati dai partigiani comunisti contro decine di migliaia di italiani denunciati arbitrariamente di collaborazionismo, getta pesanti ombre sul ruolo risolutivo e centrale che a livello ufficiale si continua ad attribuire alla Resistenza.
Ma, al di là di questo legittimo dubbio che condivido pienamente, mi domando se la vera liberazione degli italiani sia una battaglia che dobbiamo ancora combattere. È del tutto evidente che gli italiani oggi devono liberarsi da un regime politico che è sostanzialmente dittatoriale. Così come dobbiamo liberarci da una dittatura eurocratica che si avvale dello strapotere dell’euro e dell’imposizione dell’80% delle leggi nazionali ispirate al relativismo dominante. Infine dobbiamo liberarci da una globalizzazione che promuove l’immigrazionismo incondizionato e ci sta trasformando in semplici strumenti di produzione e di consumo della materialità, uniformandoci all’insegna del meticciato culturale, agevolando il successo della strategia di conquista islamica.
Concludo dicendo che, al di là del legittimo dubbio sulla “Festa della liberazione” dell’Italia per mano di partigiani che sono stati indubbiamente sanguinari carnefici di decine di migliaia di italiani, oggi dobbiamo rimboccarci le maniche per liberarci, come italiani, dalla dittatura interna, dalla dittatura eurocratica e dalla dittatura globalista che si sostanzia dell’immigrazionismo e dell’islamismo.
Cari amici, non c’è comunque nulla da festeggiare. C’è piuttosto da combattere per garantire a tutti noi il legittimo diritto alla vita, alla dignità e alla libertà. Andiamo avanti. Insieme ce la faremo!
di Magdi Cristiano Allam 25/04/2015  http://www.ioamolitalia.it/sia-il-vostro-parlare-si-si-no-no/dittatura-interna-europea-e-globalista-ora-dobbiamo-combattere-per-liberare-gli-italiani.html
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Perché i sinistrorsi contestano la presenza della Brigata Ebraica che ha combattuto con gli Alleati e plaudono ai palestinesi che hanno combattuto con i nazisti? verità e rivoluzione. Perché i sinistrorsi contestano la presenza della Brigata Ebraica che ha combattuto con gli Alleati e plaudono ai palestinesi che hanno combattuto con i nazisti? Perché la bandiera della bandiera ebraica non deve esserci ai cortei del 25 aprile: quella bandiera ricorda la legittimità dell’esistenza dello Stato di Israele..
Nessun paese arabo ha mai sviluppato una ricerca storiografica. Non esistono le facoltà universitarie per farle, non esiste il metodo. Esattamente come non esiste ricerca scientifica: la storiografia in effetti è una scienza. Unica eccezione è un impegno nella ricerca tecnologica di tipo militare (atomica pachistana, atomica iraniana) di seconda mano, però, su tecnologia straniera, in genere russa o cinese.
Vi è in compenso una larghissima diffusione di una metastoria, un’interpretazione fantastica e completamente falsa di quello che è successo ad uso dell’ideologia religiosa e nazionale. Questa fantastica metastoria sta invadendo sempre di più i media e i testi occidentali nelle scuole.
Una lettura deformata dei fatti porta all’accusa dello Stato sionista “creato” da potenze occidentali e USA per levarsi gli ebrei di torno e per i sensi di colpa della Shoah. All’Europa e agli Stati Uniti mai è venuto in mente di muovere un dito per gli ebrei. Gli USA hanno osteggiato la nascita dello Stato di Israele. La potentissima lobby dei petrolieri statunitensi è sempre stata violentemente anti israeliana: per evitare di inimicarsi, con conseguente aumento del greggio, i grandi produttori di petrolio. Gli Usa non hanno nemmeno riconosciuto Israele alla sua nascita. La lobby del petrolio impedì a Truman di farlo. Solo un vecchio Churchill senza più potere, che pure anche lui per antisemitismo si era fatto sentire, ormai senza alcun potere parlò a favore dell’esistenza dello Stato di Israele.
La nascita di Israele non fu dovuta alla “benevolenza” nei suoi confronti degli Stati europei per compensare la Shoah: la benevolenza degli Stati europei era zero e della Shoah non fregava niente a nessuno. De Gaulle non voleva nemmeno sentirne parlare. Non fregava niente a nessuno dal punto di vista politico, non fregava niente a nessuno dal punto di vista intellettuale: “Se Questo è un uomo” fu rifiutato dalla Einaudi esattamente come libri analoghi furono rifiutati da altri editori.
Fu solo negli Anni ’50 e ’60, quando l’URSS dovette spostare l’attenzione dai suoi Gulag, che si scoprì la Shoah. Piangere la Shoah, tanto non era un problema, ormai erano morti, permetteva inoltre di aggredire Israele, che invece proteggeva ebrei vivi, evitando l’accusa di antisemitismo. La Shoah inoltre permise e permette di separare ebrei perbene, quelli in coda davanti alle camere a gas con i loro bambini, che ci hanno dato la possibilità di fare tanti bei film, ed ebrei cattivi, quelli che i loro figli li difendono a mitragliate. Inoltre questa fantastica metastoria trasforma Israele in uno Stato coloniale, uno Stato quindi formato da una madrepatria occidentale che sposta i suoi cittadini su un luogo non occidentale.
La nascita di Israele fu il premio per essersi schierato al fianco agli Alleati, così come la Dalmazia, che era italiana, fu data alla Jugoslavia perché aveva combattuto al fianco agli Alleati e fu tolta all’Italia che era stata una potenza dell’Asse. La città dove è nato Kant non è più un pezzo della Germania perché sempre, all’insegna del diritto internazionale, chi combatte dalla parte sbagliata perde il territorio.
La verità è che Israele non è stato “regalato” dalle potenze europee, ma conquistato dal valore della Brigata Ebraica, 60.000 uomini su una popolazione di mezzo milione di abitanti, un israeliano su 10, calcolando anche donne, vecchi e bambini, un israeliano su tre calcolando solo gli uomini validi, ha combattuto contro il nazifascismo. I palestinesi all’opposto hanno combattuto con il nazifascismo, titolari anche con i bosniaci di una divisione delle SS, la Tredicesima. Negli Anni ’40 la bandiera palestinese era una svastica.
È stato un patto rispettato. Israele l’hanno conquistato gli israeliani con il sangue della Brigata Ebraica.
La tragedia è che a quel punto si è inventato il popolo palestinese, e l’invenzione del popolo palestinese è verbalizzata in questo senso anche dai capi di Al Fatah e di Hamas: noi siamo in tutto e per tutto arabi, non appena Israele sarà distrutto torneremo a fonderci con la grande Nazione araba.
Se gli italiani avessero rifiutato di accogliere i profughi dalmati (sono stati riassorbiti nel giro di una decina di anni) e li avesse rinchiusi in campi profughi al confine di Trieste, ci sarebbe una questione dalmata.
La tesi di Israele quale Stato coloniale fatto dall’Europa e dagli USA è la fantastica geopolitica su cui sono fondati i deliri di Iran, palestinesi, Al Qaida, Isis, ma anche di tutti i paesi arabi cosiddetti moderati, semi-moderati, molto moderati che di più non si potrebbe, moderati un pochino ma non toccatemi la sharia.
Libri Consigliati. “Fascismo Islamico”, di Carlo Panella (Rizzoli)
“Il complotto islamico”, di Carlo Panella (Lindau)
“Eurabia”, di Bat Ye’or (Lindau)
Nel frattempo ricordiamoci chi ha combattuto e dove
Oriana Fallaci, staffetta partigiana di Giustizia e libertà.
Primo Levi, Giustizia e Libertà.
Dario Fo: repubblica di Salò (ma non lo sapeva: con tutte quelle divise credeva fossero i boy scout, per questo non lo ha mai detto. La cosa mostruosa è che Dario Fo abbia denunciato i primi giornalisti che hanno osato dire la verità su di lui: il coraggio di fare il disertore non l’ha avuto, quello della libertà nemmeno. Dario Fo, fascista combattente, ha guidato mostruosi cortei che hanno festeggiato il 25 aprile bruciando bandiere degli Stati Uniti e di Israele. A tutte le famiglie delle migliaia di uomini morti sul suolo italiano il ringraziamento del fascista Dario Fo e dei fascisti dei centri sociali).
Gunter Grass: SS (ma non lo sapeva: con tutte quelle divise credeva fossero i boy scout, per questo non lo ha mai detto).
Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo, partigiano, massacrato nel ’44 con tutta la sua brigata a Porzius da partigiani comunisti. I partigiani comunisti cominciarono a sterminare gli oppositori già nel ’44, soprattutto altri partigiani: persone coraggiose, che sapevano combattere e che non si poteva accusare di connivenza col fascismo.
Le frasi storiche, tanto per chiarire chi era da una parte e chi da un’altra
“Il nazismo ha due anime: tedesca e islamica”, in “Io Adolf Hitler” (Adolf Hitler, 22 novembre 1941, Berlino). In tale occasione fu fondata la XIII Divisione delle SS, la divisione islamica bosniaco-palestinese, che si contraddistinse per la sua ferocia contro cristiani e ebrei. L'anima islamica era quella del Gran Mufti di Gerusalemme, Haj Amin Al Husseini, che dichiarò che il nazismo e l’islam avevano gli stessi valori e gli stessi nemici. Gli stessi nemici: gli ebrei, il cristianesimo, il concetto di democrazia e di libertà. Gli stessi valori: l’odio e la volontà di sterminare gli ebrei, di annientare o asservire scienza e cultura, di sommergere la civiltà europea in un mare di sangue così da farne tabula rasa.
Fino al novembre 1941 il progetto era la pulizia etnica, espulsione degli ebrei. Dopo questa data, nel febbraio 1942 arriva il progetto detto soluzione finale: lo sterminio. Non abbiamo prove certe, ma non è inverosimile che lo sterminio, assolutamente antieconomico, delirante e contrario alla civiltà tedesca, fosse una richiesta del Gran Mufti per evitare che gli ebrei espulsi arrivassero in Palestina.
E ora la bandiere dell’inesistente Stato della Palestina, che legittima il terrorismo contro Israele, sventolano alla Festa del 25 aprile. Una democrazia può vivere ed essere fiera di sé stessa anche se ha la sua inevitabile quota di venduti e cretini. Tranquilli: ce la faremo. Ricuperiamo la storia, e la storia è quello che veramente è successo. Non può essere reinventata.
di Silvana De Mari 25/04/2015
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Come si fa a festeggiare la liberazione senza esporre le bandiere degli Stati Uniti e della Gran Bretagna?
verità e rivoluzione
Come si fa a festeggiare la liberazione senza esporre le bandiere degli Stati Uniti e della Gran Bretagna?
Torniamo al 25 aprile.
Il nazifascismo è stato battuto sul suolo italiano dalle seguenti armate:
ESERCITI REGOLARI:
Esercito degli Stati Uniti d’America, senza i quali marceremmo a passo dell’oca, perché senza di loro gli altri sarebbero stati travolti. Quindi se amate la Liberazione tenete una bandiera degli Stati Uniti alle vostre finestre o almeno nei vostri cuori.
Esercito Inglese, quelli che da soli hanno resistito, mentre gli Stati Uniti ci stavano pensando su. Non marciamo a passo dell’oca perché Winston Churchill ha sprofondato il suo popolo nel sangue, nel sudore e nelle lacrime perché Winston Churchill non ha mai mollato. Quindi bandiera inglese e già che ci siete nella vostre case potete sempre tenere una copia della Storia della Seconda guerra mondiale con la quale W. Churchill ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1953 e che può sempre far comodo da avere sottomano una di quelle domeniche pomeriggio quando fuori piove e non c’è niente alla tele.
Esercito Francese. Preferiamo dimenticarcelo. L’esercito francese aveva con sé le truppe marocchine, che si sono coperte di disonore. Le truppe marocchine hanno lasciato alle proprie spalle 60.000 donne violentate. Donne, vecchia, bambine di sei anni, violentate decine e decine di volte. Sono state ufficialmente chiamate “le marocchinate”. L’episodio è ricordato nel libro La Cioaciara di Moravia. Perché i marocchini non avrebbero dovuto? Nell’islam è permesso, anzi raccomandato. L’islam è stato fondato da Maometto, il quale, autore della frase gli ebrei sono maiali, sterminò gli ebrei dell’Arabia ammazzando tutti i maschi e facendo schiave le femmine, cioè violentandole. Quando Maometto II e i suoi entrano e distruggono Costantinopoli, la terza città santa della Cristianità, violentano donne e ragazzini e questo è trionfalmente scritto sui libri di storia su cui i bambini turchi studiano. Però c’è il sangue dei partigiani della Corsica torturati a morte dall’Ovra, la polizia segreta fascista e quindi: bandiera francese.
Brigata Ebraica: i loro soldati avevano come simbolo la bandiera con la Stella di David e hanno versato il loro sangue per la libertà dell’Italia. Chi manca di rispetto alla bandiera con la Stella di Davide sta mancando di rispetto non solo alle vittime del nazifascismo ma anche a chi ha versato il suo sangue per liberarne l’Italia. Non mi ricordo se ho già accennato che sono ferocemente filo-sionista. Per quelli che non lo sapessero, sono ferocemente filo-sionista. Quindi faccio parte del “sostieni Israele comprando i prodotti israeliani”.
Brigata Polacca: gli uomini della Polonia hanno combattuto per noi e versato il loro sangue per noi. La Polonia è lo Stato martire della Seconda guerra mondiale. L’invasione tedesca della Polonia è cominciata il 1 settembre del ’39, quella sovietica il 23 settembre. In quei 23 giorni, un tizio chiamato Togliatti Palmiro, pubblicò 4 articoli sulla Pravda su quanto era bello Hitler e su che gioiello era il nazismo. Nei quattro articoli Togliatti scrisse la verità: il nazismo e il comunismo hanno moltissimi punti in comune, il vero irriducibile nemico di entrambi è il capitalismo democratico. La Polonia è stato l’osso che i due mostri si sono spolpati. Gli ebrei polacchi sono i martiri che i due mostri hanno fatto a gara a sterminare. I nazisti non sparavano sugli ebrei che scappavano verso la frontiera sovietica: sarebbe stato uno spreco di pallottole visto che gli ebrei crollavano abbattuti dal fuoco dei sovietici. In omaggio al sangue della Polonia, quindi, andiamo a vedere il film Katyn, il film sulla strage ordinata da Stalin: 15.000 ufficiali polacchi massacrati. Gli ufficiali sono i laureati. Un popolo senza laureati, cioè senza classe borghese è più facile da tenere sottomesso e da spolpare. Far parte del “Patto di Varsavia” voleva dire sottomissione, dittatura e miseria, miseria e miseria. La strage è raccontata in un film difficilissimo da vedere perché il comunismo è morto, ma i comunisti sono vivi e vegeti e sempre raggrumati attorno alla mummia luetica e psicotica di Lenin. Katyn è sotto censura, come sotto censura è la storia. Quanti film sui gulag avete visto? Un paio. Possibile che dei milioni e milioni e milioni di morti nei gulag nessuno abbia una storia che ci si possa fare un film? I registi italiani, così intelligenti, così astuti, così sprezzanti dal basso delle loro ville faraoniche per lo schifo di democrazia capitalista in cui sguazzano infelici, un accidenti di film sui un gulag non lo fanno mai? Questi geni di registi americani che fanno film su film su quanto è cattiva la Cia, sanno a che cosa la Cia si opponeva? Allora guardiamo almeno Katyn, film sullo sterminio degli ufficiali polacchi ammazzati dai sovietici che per decenni ne danno la colpa ai nazisti, e sarà una cosa meravigliosamente anti-nazista, guardiamoci Katyn e avremo difeso la dignità dell’uomo dalle dittature che sono tutte sorelline tra di loro.
ESERCITI IRREGOLARI:
Resistenza Italiana
Sono stati degli eroi, tutti, perché la guerra è già terribile a farla da esercito regolare, figuriamoci da irregolare, da soli, senza ordini, senza collegamenti, con la paura che i familiari a casa vengano presi per rappresaglia. Churchill nella sua Storia della Seconda Mondiale sbaglia e sottovaluta la Resistenza Italiana (ha sbagliato. Certo tutti sbagliano, resta un grande, ma sulla Resistenza italiana ha sbagliato). La Resistenza ha avuto meriti militari grandi e ha avuto grandissimi meriti “psicologici”: il nazismo si è sentito franare la terra sotto i piedi. Ha avuto il grandissimo merito di fare in maniera che l’Italia potesse alla fine, al tavolo di trattative, sedersi come alleato e non come nemico sconfitto. Ci ha permesso di riscattare il nostro onore.
Non tutti i partigiani sono stati onorevoli.
E i partigiani che hanno combattuto il nazifascismo si sono divisi in tre colori, gli stessi della nostra bandiera: i rossi (Stella Rossa), i verdi (Giustizia e Libertà, Oriana Fallaci, Primo Levi) e i bianchi. I bianchi erano gli ex militari. Erano i realisti badogliani, cioè quelli che tenevano per il re e per Badoglio, che all’epoca erano la norma. Fermo restando che il re era un cialtrone e Badoglio un criminale di guerra (l’Etiopia ne sa qualcosa), questi partigiani sono stati i migliori dal punto di vista militare, perché erano quelli che le armi ce le avevano e le sapevano usare. Tra le imprese più importanti: la Repubblica partigiana della Val dell’Ossola. Il comandante Di Dio non era di sinistra ed è quello che in Val dell’Ossola ha tenuto testa ai tedeschi per un periodo più lungo a quello necessario a invadere la Polonia.

Se la gloria va divisa tra le tre formazioni, l’ignominia (assassinio di ex fascisti, assassinio di innocenti, assassinio di partigiani bianchi) è di una formazione sola, la rossa, la fazione comunista, quella che prendeva gli ordini da Stalin, il simpatico lazzarello che con Hitler aveva firmato a suo tempo un patto che più che di non aggressione era di alleanza. I partigiani comunisti sono responsabili di tutte le azioni militarmente insulse, prive di importanza militare che causavano rappresaglie sulla popolazione civile (Sant’Anna di Stazzema) perché c’era un preciso ordine di Stalin di causare il massimo dolore al popolo italiano così da spingerlo verso il comunismo.
Ai partigiani rossi dobbiamo il linciaggio senza processo di Mussolini e della sua amante (colpevole di cosa?) e in quell’occasione sparì anche la riserva aurea della Repubblica di Salò. I partigiani comunisti a Porzius e in innumerevoli altri casi sterminarono partigiani e antifascisti perché avrebbero costituito un problema certo dopo. Uccisi furono anche ex fascisti, senza processo e tutti condannati a morte, ma insieme a loro furono uccisi tutti quelli che erano anticomunisti, sacerdoti e seminaristi, il più giovane appassionato antifascista di 14 anni. Il simpatico lazzarello Stalin e i suoi successori sono quelli che hanno pagato i decenni di martellante propaganda, per cui le persone sono attualmente convinte che la guerra di liberazione sia stata rossi contro neri.
Particolarmente bizzarro è il film Novecento di Bertolucci, dove in questo simpatico rimaneggiamento della storia, squisitamente stalinista e quindi orwelliano, gli Alleati non ci sono più, esattamente come gli Alleati non ci sono alle colorate processioni che il 25 aprile festeggiano non si sa bene che cosa, perché un ammasso di gente senza bandiere degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, non può stare festeggiando la vittoria sul nazifascismo.
Bianca, rossa o verde che fosse, la Resistenza è stata la ciliegina sulla torta. La torta erano i soldati di Roosevelt, che sono arrivati armati fino ai denti con armi pagate dai contribuenti statunitensi. Senza quei soldati e senza quei contribuenti, la resistenza non sarebbe nemmeno stata possibile. Signori, non riscrivete la storia.
di Silvana De Mari 26/04/2015
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L’Europa usa i nostri soldi per ingrassare i burocrati anziché risolvere l’emergenza immigrazione
http://www.ioamolitalia.it/video/l%E2%80%99europa-usa-i-nostri-soldi-per-ingrassare-i-burocrati-anziche-risolvere-l%E2%80%99emergenza-immigrazione.html
https://www.youtube.com/watch?v=jHzD4cyz0PY
Pubblicato il 27 apr 2015
Buongiorno amici. Più della metà dei soldi stanziati dall’Unione Europea per far fronte all’emergenza immigrazione, pari a 1,3 miliardi di euro all’anno, vengono bruciati in stipendi, affitti, spese di rappresentanza e relazioni esterne. Solo Frontex, l’agenzia dedicata al controllo delle frontiere, butta via 37 milioni di euro per i suoi euroburocrati. Smettiamola di sperperare i nostri soldi dandoli all’Europa ed essere poi costretti a elemosinare i nostri soldi.
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Metà dei soldi europei per l'immigrazione vanno agli stipendi dei burocrati
Editoriale
Metà dei soldi europei per l'immigrazione vanno agli stipendi dei burocrati
Buongiorno amici. Più della metà dei soldi stanziati dall’Unione Europea per far fronte all’emergenza immigrazione, pari a 1,3 miliardi di euro all’anno, vengono bruciati in stipendi, affitti, spese di rappresentanza e relazioni esterne. Solo Frontex, l’agenzia dedicata al controllo delle frontiere, butta via 37 milioni di euro per i suoi euroburocrati. Al pari di tutti gli organismi delle Nazioni Unite, di tutti gli apparati burocratici dello Stato, anche l’euroburocrazia di Bruxelles ci costa più di quanto si investe per risolvere i problemi reali.
Marco Ventura sul Messaggero, denuncia che "il personale delle agenzie europee decentrate, che 15 anni fa erano 12 e oggi sono 32 con sedi nei diversi Paesi, è passato da 1.486 unità nel 2000 a 6.050 nel 2013". Ebbene pensate dei 1,3 miliardi di euro a disposizione, per pattugliare la frontiera meridionale nel contesto della cosiddetta operazione Triton, l’Europa concede appena 2,9 milioni al mese.
Gran parte di questi soldi viene spartita a pioggia a un'infinita lista di Ong e organismi internazionali. Tra queste c'è anche Frontex che conta uno staff di 317 persone. Ebbene, limitatatamente a Frontex, "la spesa relativa al personale nel 2014 ammonta a 20 milioni e 472 mila euro, a cui vanno aggiunte le altre spese amministrative, 12 milioni e 590 mila (comprensivi di oltre 5 milioni di affitto, sede in un grattacielo di Varsavia, 1 milione più che nel 2012)", e oltre 4,5 milioni di euro per non meglio precisate "relazioni esterne". Se si spulcia il bilancio di Frontex, che nel 2015 ci costerà ben 114 milioni di euro, troviamo anche 615 mila euro spesi per le "riunioni non operative" e 675mila euro per "informazioni e trasparenza".
Frontex non è certo la pecora nera delle agenzie europee decentrate che, in soli quindici anni, sono passate da dodici a trentadue. Tra queste c'è anche l'Ufficio di supporto all'asilo europeo (Easo) con sede alla Valletta. Qui lavorano appena 51 persone che, però, ci costano oltre 6 milioni di euro. All'esborso per lo staff vanno aggiunti altri 2,5 milioni di euro per le infrastrutture. Nel giro di un anno gli affitti sono, infatti, passati da 385mila a 765mila euro. A spiccare tra queste agenzie c'è, poi, il Fondo europeo per i rimpatri che tra il 2008 e il 2016 ci è costato ben 60 milioni di euro. Di questi 26 milioni sono stati messi a disposizione dall'Italia. Dove sono finiti? L'esempio fatto dal Messaggero è emblematico: per rimpatriare 60 nigeriani a Lagos il Fondo europeo per i rimpatri ha speso 424 mila euro, più di 7.000 euro a testa, neanche avessero viaggiato su un aereo privato superlussuoso!
Cari amici, questi dati e questi fatti ci confermano che quest’Europa è intrinsecamente marcia e irriformabile. Smettiamola di sperperare i nostri soldi dandoli all’Europa ed essere poi costretti a elemosinare i nostri soldi. Utilizziamo direttamente i soldi degli italiani per soddisfare in primo luogo le necessità degli italiani.
di Magdi Cristiano Allam 27/04/2015
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tutti gli amici di Obama: il sistema massonico islamico, in Siria ]  [ CALIFFATO MONDIALE ISLAMICO E SHARIA: LA LEGGE A CUI TUTTI DOVRANNO CHINARE IL CAPO IN UN MODO O NELL'ALTRO? Pubblicato da BOJS - LION OF YAHUDA venerdì 8 agosto 2014. "No, per il tuo Signore, NON SARANNO CREDENTI FINCHE' non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e FINCHE' NON AVRANNO ACCETTATO SENZA RECRIMINARE quello che avrai deciso, SOTTOMETTENDOSI COMPLETAMENTE."  Sura IV An-Nisâ' (IV,65). Lâ ilâha illâ Allah. "Sahih Bukhari (il piu sacro dopo il Corano) Volume 4, Libro 52, Numero 260, narra: Ali bruciò alcune persone e la notizia giunse ad Ibn 'Abbas, che disse: 'Fossi stato io al suo posto non li avrei bruciati'. Perché il Profeta (pbsl) ha detto: 'Non punite (nessuno) con la Punizione di Allah.' Ma non c'è dubbio che li avrei uccisi, poiché il Profeta ha detto: 'Se qualcuno (Musulmano) abbandona la sua religione, uccidetelo'."
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tutti gli amici di Obama: il sistema massonico, in Siria ]  [ CALIFFATO MONDIALE ISLAMICO E SHARIA: LA LEGGE A CUI TUTTI DOVRANNO CHINARE IL CAPO IN UN MODO O NELL'ALTRO. Agenda LEGA ARABA, nazi sharia, da tutti è conosciuta?? Prima, si fa il genocidio di tutti gli israeliani, e poi, si conquista ROMA e il mondo!" QUESTO E' IL VERO SCOPO DELL'ISIS E DELLA JIHAD ISLAMICA E' UNA PROFEZIA CHE TROVERETE SPIEGATA  CLICCANDO SUL LINK QUI SOTTO: L'ANTICRISTO, IL CALIFFATO UNIVERSALE E LE PROFEZIE
Chi vuole capire cosa stiamo affrontando per davvero oltre ciò che dicono i media non può fare ameno di dedicare una serata, invece che ai soliti insulsi programmi televisivi, a questi documenti in cui viengono chiarite molte cose che riguardano la situazione internazionale e cosa ci dobbiamo aspettare dall'autunno in poi e per i prossimi anni.
Buona visione.
http://intermatrix.blogspot.it/2014/08/no-per-il-tuo-signore-non-saranno.html
2014 CHIAMATA ALLA SOTTOMISSIONE ALLE GIUSTE LEGGI DI ALLAH
COSA SUCCEDE A LONDRA. COME E' INIZIATO IL CALIFFATO IN SIRIA E COME INIZIERA' IN ITALIA E NEL MONDO. COSA STANNO FACENDO IN BELGIO SEDE DELL'UNIONE EUROPEA. EUROPISTAN, BREVE DOCUMENTARIO SUL RADICALISMO ISLAMICO IN EUROPA. GUARDATE COME SI SONO INTEGRATI IN EUROPA E CON NOI
BOJS Lion   http://intermatrix.blogspot.it/2014/08/no-per-il-tuo-signore-non-saranno.html
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CALIFFATO ISLAMICO: SCOPERTI VERI MATTATOI ISIS-ISIL PER ESSERI UMANI IN SIRIA ] SCOPERTI VERI MACELLI ISLAMICI DI CARNE UMANA IN SIRIA
 di Walid Shoebat e Theodore Shoebat  [  che cosa la politica degli USA ha prodotto nel mondo ]  [ Saif Al-Adlubi ha raccontato di un macellaio egiziano impegnato a ispezionare la fila di persone in attesa di esecuzione. Al-Adlubi è stato testimone di almeno due armeni in attesa del loro turno per essere assassinati poichè nessuno aveva pagato il loro riscatto, una somma di 100.000 dollari ciascuno. “L’egiziano ha afferrato il collo di un anziano cristiano armeno” dice Al-Adlubi, che era in procinto di assassinare. Il macellaio egiziano ha tastato il collo del cristiano armeno dicendo “sei un uomo anziano e il tuo collo è morbido. Non ho bisogno di affilare la mia lama per te”. Altri potrebbero risultare più difficili da uccidere, a seconda della loro corporatura. Saif Al-Adlubi racconta della sua fuga miracolosa dalla Siria fino al villaggio turco di Rehaniyeh. Egli è stato probabilmente uno dei pochi sopravvissuti che ha reso nota l’esistenza di uno dei più macabri centri di sterminio sistematico di esseri umani gestito dal gruppo Jihadista Takfiri noto come ISIS. Rescue Christians ha tradotto un’intervista fatta ad Al-Adlubi che potete vedere nel video sotto: I centri carcerari sotto il controllo dell’ISIS sono ricalcati sul modello dei campi di sterminio nazisti delle SS, l’unica differenza è che l’ISIS conduce lo sterminio in una maniera molto più orribile. L'ISIS trasforma le prigioni in tribunali sommari con mattatoi e centri di uccisione annessi per sterminare cristiani e musulmani che sono in disaccordo con l’ideologia Takfiri. Non appena riconosciute colpevoli, le vittime vengono trattate alla stregua di bestiame.
http://intermatrix.blogspot.it/2014/08/scoperti-veri-mattatoi-islamici-per.html
ISIS è l’acronimo di Islamic State of Iraq and great Siria. Negli ambienti mediorientali, l’ISIS è noto anche come Daiish. Il problema è nella traduzione corretta del nome arabo del gruppo: al-Dawla al-Islamiya fil-Iraq wa al-Sham. Anche senza conoscere la lingua di Maometto si intuisce come la querelle si crei nell’interpretazione dell’ultima parola, al-Sham. Anch’esso è un termine non univoco, dal punto di vista del significato. In alcuni casi è usato per fare riferimento alla capitale siriana Damasco e ai territori circostanti; in altre contesti si identifica con un territorio molto più vasto, che comprenderebbe non solo la Siria ma anche una parte dell’Egitto, Israele, la Giordania, il Libano e i Territori Palestinesi, fino ad alcune zone della Turchia meridionale. Rescue Christians ha ottenuto il filmato di un altro mattatoio da parte di un cristiano siriano, Kamil Toume, che conferma quanto scoperto. Tutto combacia. Toume ha confermato il racconto di Al-Adlubi ed ha fornito un filmato clandestino che prova questa realtà (che potete vedere sopra). Rescue Christians ha aiutato Toume a sfuggire alla sorte di suo padre e sua sorella, i quali sono stati usati per un sacrificio rituale e poi cremati dai ribelli islamici di Al-Nusra a Duwair vicino Homs.

“Avete mai sentito del mattatoio di Umm Muhammad?” ci ha detto Kamil quando gli abbiamo chiesto di commentare la storia di Saif Al-Adlubi. “Cosa intendi per mattatoio di Umm Muhammad”? Gli abbiamo domandato increduli. Il filmato riguarda due distinti mattatoi, uno a Bayyada e l’altro - vecchio di tre anni - ad Al-Siba’.

Questi mattatoi operano in Siria da 3 anni.

Al-Adlubi è un musulmano fondamentalista che si era unito al Libero Esercito Siriano FSA (Free Syrian Army) come militante e addetto all’informazione. Catturato da Daiish, racconta la sua storia spiegando come non gli era mai capitato prima di sperimentare un simile orrore sotto il regime di Assad. Egli è stato uno dei pochi superstiti riusciti a fuggire quando le milizie siriane hanno finalmente sconfitto i ribelli Daiish in quel particolare centro carcerario.

“Come potrei essere considerato un infedele se prego e digiuno?” ha chiesto al suo carceriere, riportando il suo racconto a molte agenzie di informazione arabe.
“Tu sei “murtad” [apostata]” ha risposto l’ufficiale.
“Allora gli ho chiesto, qual’è la mia sorte. Voglio sapere. Che cosa mi aspetta, uno, due anni in carcere?”
E lui mi ha risposto in arabo: "[Abshir Bithabih], cioè: Rallegrati, sarai sacrificato".

Secondo la teologia islamica Daiish, sarebbe stato sacrificato come un martire, espiando con la morte il suo peccato. Questa non è la stessa sorte dei cristiani, che invece secondo loro bruceranno nelle fiamme eterne dell’inferno.
Prima di essere liberato, Al-Adlubi ha visto i corpi di giovani uomini che venivano sistematicamente macellati e sbudellati. “Il mattatoio era su una collina. Un posto appartato e privo di abitazioni nei dintorni” dice Al-Adlubi. “Ho visto corpi senza vita appesi a testa in giù come pecore macellate” ha aggiunto. “Nel mezzo del mattatoio c’è un egiziano gigantesco, alto circa due metri. Era lui l’addetto alla macellazione.”
Il macellaio egiziano esamina la fila di uomini, giovani e vecchi, in attesa di essere uccisi: cristiani armeni, cristiani siriani, sciiti e perfino sunniti. Ognuno doveva essere ricevere preventivamente un esame fisico. Essi vengono decapitati alla base del collo, poi gli viene aperto il petto, vengono estratte le interiora e infine vengono appesi per i piedi. Il collo di un anziano cristiano armeno risultava tra i più facili.
Le storie di Al-Adlubi e di Toume coincidono. Toume ci ha mandato dei filmati diffusi nella comunità siriana dopo che il mattatoio umano era stato finalmente fermato, e il resto delle macabre prove è stato rivelato quando la polizia siriana ha fatto irruzione nel mattatoio di Umm Muhammad nel distretto di Siba’ ad Homs, tre anni fa, nell’agosto del 2011. Inizialmente, il mattatoio di Umm Muhammad non non era gestito da Da’ish ma dall’ FSA (Free Syrian Army). Questi mattatoi sono rimasti in funzione per anni, e solo nel futuro conosceremo la reale portata di questi orrori.
Abbiamo già scritto in passato a proposito di una rara malattia (Kuru) che ha infettato i siriani e che può essere contratta solo attraverso il cannibalismo.
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CALIFFATO ISLAMICO: SCOPERTI VERI MATTATOI ISIS-ISIL PER ESSERI UMANI IN SIRIA ] SCOPERTI VERI MACELLI ISLAMICI DI CARNE UMANA IN SIRIA
 di Walid Shoebat e Theodore Shoebat  [  che cosa la politica degli USA ha prodotto nel mondo ] Umm Muhammad era una donna sunnita addetta allo smembramento dei corpi umani. Nel filmato, si vedono i corpi umani fatti a pezzi esattamente come si farebbe in un normale mattatoio con il bestiame. Quello che colpisce è l’estrema cura profusa nel tagliare le parti del corpo senza chiari segni di tortura, il che indica che il potenziale obiettivo era di stoccare le parti per un motivo sconosciuto. Il tavolo è del tipo in uso negli obitori o in medicina forense.

La storia di Al-Adlubi è confermata anche da filmati ottenuti da Al-Bayyada, un altro mattatoio, che Rescue Christians è stato in grado di documentare. E proprio come riferito da Al-Adlubi, i corpi erano appesi per i piedi, privi di teste, come pecore macellate. Le teste venivano rimosse dalla base del tronco, proprio come specificato da Al-Adlubi nella sua descrizione dei metodi meticolosi dell’egiziano, e come riferito da Toume a proposito del mattatoio di Umm-Muhammad nel distretto di Al-Siba’.

L’incubo di Saif Al-Adlubi è terminato quando le milizie siriane hanno finalmente fatto irruzione nella prigione Daiish di Edbana. Riportiamo questi racconti per rompere il silenzio sull’uccisione sistematica in Siria dei cristiani, delle minoranze sciite e degli stessi musulmani sunniti che sono in disaccordo con la teologia Takfirista dei Daiish. La loro storia ricorda quella dello sterminio degli ebrei e di altre minoranze in Europa, quando inizialmente su quei fatti non trapelava quasi nulla.

Nel caso della Siria, la storia si ripete. Rescue Christians rilascerà un comunicato stampa per rendere nota la storia di Toume, la sorte dei cristiani siriani e l’assassinio della sua famiglia per mano delle forze dei ribelli in Siria. La crudeltà espressa dai musulmani nei mattatoi umani siriani ricorda la violenza perpetrata dai Turchi Ottomani. I commenti del macellaio egiziano sulla morbidezza del collo dell’anziano siriano hanno un parallelo nell’odio che i Turchi Ottomani nutrirono verso gli armeni. Oggi abbiamo la documentazione di come lo sterminio degli armeni fu portato avanti.

Un tedesco, che è stato testimone del genocidio armeno, gestiva un orfanotrofio nella zona di Moush dove i turchi stavano perpetrando i massacri. Quando chiese ad un ufficiale turco se ai bambini armeni sarebbe stato concesso un salvacondotto, il turco rispose: “Puoi portarli con te, ma essendo armeni puoi star certo che gli verranno tagliate le teste lungo la strada.”(1)  Nei mattatoi della Siria, ci sono innumerevoli corpi, tutti severamente mutilati e tagliati a pezzi. Questo è esattamente ciò che i turchi fecero ai cristiani nel loro famigerato genocidio. I contadini turchi catturarono intere comunità di armeni e li fecero a pezzi mentre erano ancora vivi. Una lettera scritta da una fonte anonima riferisce come i contadini turchi fecero a pezzi un gran numero di armeni usando i loro attrezzi agricoli: “Nella valle di Beyhan Boghazi, a sei o sette ore di distanza dalla città, essi furono attaccati da un’orda selvaggia di contadini turchi, e, come ordinato, furono tutti massacrati con mazze, martelli, accette, falci, zappe, seghe - in una parola, con ogni attrezzo che possa causare una morte lenta e dolorosa. Alcuni tagliarono loro teste, orecchie, nasi, piedi con le falci; altri gli cavarono gli occhi.. I corpi delle vittime furono lasciati smembrati nella valle, in pasto agli animali selvatici.” (2)

William Willard Howard, un testimone oculare del genocidio armeno, descrive come i turchi mutilarono e fecero a pezzi i corpi dei cristiani: “le piante dei loro piedi vengono tenute su un falò fin quando la carne non si stacca e cade. Dopo di questo, alle vittime poteva essere strappata la lingua, o potevano essere accecate con ferri arroventati. Se non erano ancora morti dopo tutto questo, venivano fatti a pezzi con i coltelli.” (3)
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CALIFFATO ISLAMICO: SCOPERTI VERI MATTATOI ISIS-ISIL PER ESSERI UMANI IN SIRIA ] SCOPERTI VERI MACELLI ISLAMICI DI CARNE UMANA IN SIRIA
 di Walid Shoebat e Theodore Shoebat  [  che cosa la politica degli USA ha prodotto nel mondo ]  Samuel Gridley Howe, un americano che aiutò i cristiani greci a ribellarsi contro l’occupazione turca nel 19°secolo, descrive il massacro dei cristiani greci da parte dei turchi come un’autentica mattanza, con uno spargimento di membra mutilate e teste mozzate. Ecco come descrive un massacro avvenuto in una città greca: “Le truppe turche si raccolsero intorno alla città, poi si lanciarono contro gli abitanti indifesi, e cominciarono a macellare tutti quelli che incontravano. ....E tutto questo si compì in poche ore; poche ore di rapina ed assassinio avevano trasformato quella bella città in una scena di devastazione totale; un mattatoio, ancora fumante del sangue di migliaia di persone di ogni età, di entrambi i sessi, i cui corpi decapitati e mutilati giacevano in ogni direzione in mezzo alle strade.” (4)
I mattatoi in Siria sono in realtà dei centri per compiere sacrifici rituali umani. Rescue Christians ha ottenuto le prove filmate anche di questo fatto. Nel video, che è filmato in un altro mattatoio sconosciuto, il boia declama questa preghiera prima di compiere l’assassinio: “In difesa dei Sunniti, O Signore, O Signore, noi portiamo queste offerte a te, O Signore. Ti preghiamo di accettare queste offerte sacrificali, O Signore. O Signore, accetta questo da noi, accetta questo da noi. Nel nome di Allah. Bismillah (nel nome di Allah). Allahu Akbar (Allah è grande).”
Le vittime possono essere uccise con armi da fuoco o assassinate, ma una cosa è certa, queste sono uccisioni rituali. Questo si può dedurre mettendo in relazione i mattatoi siriani con la concezione dello spargimento di sangue cristiano nell’ideologia islamica, come si può osservare nelle cronache storiche. Ad esempio, Howe, un testimone oculare della violenza turca, riferisce che i turchi musulmani “credono che il sangue di un cristiano sia un’offerta accettevole a Dio.” (5)
Ora, in connessione con questa affermazione, ecco un resoconto di John Eshoo, un reverendo assiro che sopravvisse al genocidio fatto dai turchi, in cui egli si riferisce alla carneficina come ad un letterale mattatoio e descrive il metodo di macellazione usato dai musulmani Turchi sui cristiani come identico a quello usato per i sacrifici animali durante i digiuni islamici:
“Il terrificante luogo divenne letteralmente un mattatoio umano, che riceveva le sue vittime silenziose, in gruppi di dieci o venti alla volta, per essere giustiziate. Questi assiri indifesi marciavano come agnelli condotti al macello, senza aprire la bocca, se non per dire “Signore, nelle tue mani rimettiano i nostri spiriti.” I boia cominciavano con il tagliare le dita delle vittime, una falange alla volta, fino a quando entrambe le mani erano completamente amputate. Poi essi venivano distesi in terra, alla maniera degli animali sacrificati nel digiuno, ma con le facce rivolte verso l’alto e le teste appoggiate su pietre o blocchi di legno. Poi veniva tagliata loro la gola, ma solo parzialmente, in modo da prolungare la loro tortura, e mentre si dibattevano nell’agonia, le vittime venivano prese a calci e bastonate con pesanti mazze che gli assassini portavano con se. Molti di loro, mentre ancora in agonia, venivano gettati nelle fosse e sepolti prima che fossero spirati.” (6)
Tutto questo sadismo e crudeltà venivano praticati secondo il metodo usato per i sacrifici islamici di animali, e nella religione musulmana è permesso sostituire la vittima animale con una vittima umana nei sacrifici rituali. Questa teologia del sacrificio umano si basa sull’antichissima storia di Khalid Abdullah al-Kasri, che compì il sacrificio rituale di Jaad bin Durham al posto di un animale durante la Festa del Sacrificio islamica. Egli trascinò Durham in una moschea, e prima di versare il suo sangue, proclamò: “O popolo, sacrificate, Allah ha gradito i vostri sacrifici. Ora io sto per sacrificare Jaad bin Durham.” La storia è accettata come ortodossa da molti dei più influenti teologi musulmani della storia dell’Islam, come Al-Shafi’, Ibin Tayymiya, Bukhari, Dhahabi, Ibin Al-Qiyam, Darami e Ibin Katheer.
Questa è la realtà di un’Islam che non ha nulla a che fare con Allah, che è una setta satanica all'interno del mondo Islamico [come esistono in tante altre religioni - ndr] incredibilmente depravata, assassina e sadica. Essa prende l’anima di un uomo e cancella dal profondo del suo essere ogni minimo residuo di sentimento umano e/o di vera giustizia.
http://intermatrix.blogspot.it/2014/08/scoperti-veri-mattatoi-islamici-per.html
Come il sistema mondialista favorisce la distruzione dell’Europa e l’islamizzazione]  congiura islamica dei farisei massoni bildenberg l'annientamento di Israele e della civiltà ebraico cristiana ] [ La maggior parte degli europei non ha ancora compreso che le loro strutture nazionali e sovrane si sono già disintegrate nel multilateralismo e il multicolturalismo. Essi credono ancora di poter agire sul proprio destino nazionale restando nella sfera democratica che si sono creati. In realtà, il potere decisionale a livello nazionale relativo alla politica interna ed estera è sfuggito loro di mano. Oggi le popolazioni dell’UE sono gestite da organizzazioni internazionali, come le Nazione Unite, la Fondazione Anna Lindh, l’Alleanza delle Civiltà, l’Organizazione della Conferenza Islamica (OCI) e la sua filiale l’ISESCO, interconnesse in reti che diffondono la governance mondiale in cui predomina l’influenza dell’OCI sull’ONU. Il trasferimento del potere fuori dai confini nazionali dei singoli stati membri dell’Unione Europea verso le organizzazioni internazionali avviene attraverso strumenti detti «dialogo» e «multilateralismo» legati a reti designate dagli stati: Dialogo Euro-Arabo, Medea, Processo di Barcellona, Unione per il Mediterraneo, Fondazione Anna Lindh, Alleanza delle Civiltà, Parlamento Euro-Mediterraneo (PEM) ecc. Queste reti trasmettono direttive a delle sottoreti, a miriadi di ONG e ai rappresentanti delle «società civili» che scelgono essi stessi, attivisti dell’immigrazione e del multiculturalismo. La rete delle istituzioni politiche, i cosiddetti «think tank», spesso finanziata dalla Commissione europea, trasforma tali direttive in opinione pubblica mescolandole sulla stampa, nelle pubblicazioni, nei film, veri e propri inghiottitoi di miliardi. Le popolazioni europee sono chiuse in un gioco di specchi che si rinviano, a tutti i livelli sino all’infinito, le opinioni prefabbricate in base ad agende politiche e culturali che esse ignorano e spesso disapprovano. Questa trasformazione «di un’Europa delle Nazioni» in un’Europa unificata e integrata alle organizzazioni internazionali, come l’ONU, l’UNESCO, l’OCI, ecc., risponde alla strategia dell’UE in particolare nella sua dimensione mediterranea. Una tale ottica motiva le politiche sia dell’UE che dell’OCI, che si oppongono entrambe – per interessi diversi – ai nazionalismi culturali e identitari locali in Europa. Questo movimento promuove il multiculturalismo e l’internazionalismo di una popolazione europea destinata a trasformarsi e a sparire in virtù dell’unione delle due rive del Mediterraneo e di una immigrazione dell’Africa e dell’Asia incoraggiata dalla Dichiarazione Durban 2. Questa Dichiarazione è in conformità alla politica dell’OCI in riguardo all’emigrazione. A tale scopo, la nozione stessa e la coscienza di una civiltà europea peculiare e specifica, nel corso di millenni, si dissolve mentre si continuano a combattere con accanimento le identità culturali europee assimilate al razzismo. L’OCI segue un percorso simile all’Unione europea, organizzandosi come forza transnazionale, ma, contrariamente all’UE, si afferma grazie al radicamento della ummāh nella sfera della religione, della storia e della cultura coranica. Cosa è l’OCI? Questa è un’organizzazione centrale creata nel 1969 per distruggere Israele. Essa riunice 56 stati membri (musulmani o a maggioranza musulmana) e l’Autorita Palestinese. Questi stati sono in Asia, Africa et Europa con l’Albania, la Bosnia Herzegovina e il Kossovo. L’OCI è la seconda organizzazione intergovernativa dopo le Nazioni Unite e rappresenta un miliardo trecento milioni di musulmani. Al l’11° Vertice islamico svoltosi a Dakar il 13 e 14 marzo 2008, l’OCI ha adottato una Carta che ne sancisce i principi e gli obiettivi, il primo dei quali consiste nell’unificazione della ummāh (la comunità islamica mondiale) attraverso il suo radicamento nel Corano e nella Sunna, e la difesa solidale delle cause e degli interessi musulmani sulla pianeta.


congiura islamica dei farisei massoni bildenberg l'annientamento di Israele e della civiltà ebraico cristiana ] [ La maggior parte degli europei non ha ancora compreso che le loro strutture nazionali e sovrane si sono già disintegrate nel multilateralismo e il multicolturalismo. Questa politica spiega la recrudescenza di religiosità musulmana in generale, inclusa l’Europa, e di odio contro Israele e l’Occidente. I suoi organi principali sono: 1) il Vertice islamico, che rappresenta l’istanza suprema di decisione ed è composto dai re e dai capi di stato; 2) il Consiglio dei ministri degli esteri; 3) il Segretariato generale, che costituisce l’organo esecutivo dell’OCI e 4) la Corte islamica internazionale di Giustizia, che diventerà l’organo giuridico principale dell’organizzazione (articolo 14) e giudicherà in conformità con i valori islamici. (art. 15). L’OCI è dotata di una struttura unica fra le Nazioni e le società umane. In effetti, il Vaticano e le varie Chiese non hanno un potere politico, anche se in concreto fanno politica, poiché nel cristianesimo come nel giudaismo funzioni religiose e politiche devono restare rigorosamente separate. Lo stesso vale anche per le religioni asiatiche, i cui sistemi non riuniscono in un’unica struttura organizzativa religione, strategia, politica e sistema giuridico. Non solo l’OCI gode di un potere illimitato grazie all’unione e alla coesione di tutti i poteri, ma a questi aggiunge anche l’infallibilità conferita dalla religione. Riunendo sotto un solo capo 56 paesi, alcuni fra i più ricchi del pianeta, l’organizzazione controlla la maggior parte delle risorse energetiche mondiali. L’OCI è un’organizzazione religiosa e politica che appartiene alla sfera di influenza dei Fratelli Musulmani con cui condivide in tutti i casi la visione strategica e culturale di una comunità religiosa universale, la ummāh, ancorata al Corano, alla Sunna e all’ortodossia canonica della shari’a. Che la religione sia un fattore prioritario per l’OCI si evidenzia dal suo linguaggio e dai suoi obiettivi. Così la conferenza di Dakar (marzo 2008) prende il titolo di Conferenza del Vertice islamico, Sessione della ummāh islamica del XXI secolo. Nel preambolo della Carta dell’OCI, gli stati membri confermano la loro unione e la loro solidarietà ispirate dai valori islamici al fine di rafforzare nell’arena internazionale i loro interessi comuni e la promozione dei valori islamici. Essi s’impegnano a rivitalizzare il ruolo di pioniere dell’islām nel mondo, a sviluppare la prosperità negli stati membri e, al contrario degli stati europei, ad assicurare la difesa della loro sovranità nazionale e della loro integrità territoriale. Dichiarono che la vera solidarietà implica necessariamente il consolidamento delle istituzioni e la profonda convinzione di un destino comune in base a valori comuni definiti nel Corano e nella Sunna (§ 4) che stabiliscono i parametri della buona governance islamica. Essi raccomandano che i mezzi di informazione contribuissero a promuovere e sostenere le cause della ummāh e i valori dell’islām mentre l’OCI si impegna in forme di solidarietà con le minoranze musulmane e le comunità di immigrati nei paesi non musulmani e collabora con le organizzazioni internazionali e regionali per garantire i loro diritti nei paesi stranieri. L’OCI si impegna inoltre a stimolare i nobili valori dell’islām, a preservarne i simboli e la loro eredità comune e a difendere l’universalità della religione islamica, in termini più chiari, la diffusione universale dell’islām (da‘wah). Si impegna a inculcare i valori islamici nei bambini musulmani e a sostenere le minoranze e le comunità di immigrati musulmani all’esterno degli stati membri al fine di preservarne la loro dignità, identità culturale e religiosa e i loro diritti. Affermano il loro sostegno alla Palestina con capitale Al-Quds Al-Sharif, il nome arabizzato di Gerusalemme. L’OCI sostiene tutti i movimenti musulmani di lotta come quello del popolo turco di Cipro, in Sudan, in Cina, dei Palestinesi, condamna l’occupazione dell’Armenia in Azerbaigian, del Jammu e Kashmir, l’oppressione dei musulmani in Grecia, in Myanmar, in Caucasia, in Thailandia, in India e nelle Filippine. Sulla scena della politica internazionale, l’OCI ha creato vari comitati per coordinare le iniziative e la politica in campo politico, economico, sociale, religioso, mediatico, educativo e scientifico sul piano interstatale degli paesi musulmani e internazionale. Gli obiettivi strategici della Carta sono tesi a: «Assicurare una partecipazione attiva degli stati membri [dell’OCI]al processo mondiale di presa di decisione nei campi della politica, dell’economia e del sociale, al fine di garantire i loro interessi comuni» (I-5); e a «promuovere e difendere posizioni unificate sulle questioni di interesse comune nei forum internazionali». Fra i suoi obiettivi, la Carta dell’OCI elenca la diffusione, la promozione e la preservazione degli insegnamenti e dei valori islamici, la diffusione della cultura islamica e la salvaguardia del patrimonio islamico (I-11); la lotta alla diffamazione dell’islām, la preservazione dei diritti, della dignità e dell’identità religiosa e culturale delle comunità e delle minoranze musulmane negli stati non membri (I-16). Questo punto indica la tutela sugli immigrati musulmani all’estero e le pressioni esercitate dall’OCI, attraverso il canale dei dialoghi e dell’Alleanza delle Civiltà, sui governi dei paesi di accoglienza non musulmani. Essendo un’organizazione musulmana religiosa, come lo dice pure essa stessa, l’OCI dichiara essere l’organo rappresentativo del mondo musulmano. Rivendica la sua solidarietà con tutte le minoranze musulmane che abitano negli stati non membri dell’OCI (vale a dire i paesi non musulmani). Per queste minoranze, l’OCI domanda il godimento degli diritti dell’uomo elementari, fra cui la protezione dell’identità culturale, il rispetto delle loro leggi in modo da proteggersi contro qualsiasi forma di discriminazione, oppressione ed esclusione, il salvataggio del patrimonio culturale dei musulmani negli stati non musulmani. L’OCI considera suo compito proteggere il diritto alla cultura, alla religione e all’identità culturale degli immigrati musulmani e di promuoverli nelle sfere del potere, di autorita e di influenza. Onde assicurare la protezione delle minoranze musulmane immigrate e stabilite in Occidente, e preservarne l’identità, l’OCI ha deciso di internazionalizzare la lotta all’islamofobia attraverso la cooperazione fra l’OCI e le altre organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, l’OSCE, l’Unione africana e così via. Anche in questo caso la politica dell’Unione Europea intesa a sostenere «la legalità internazionale» dell’ONU rinforza in realtà il controllo mondiale dell’OCI che predomina in tutte le istituzioni internazionali. Ma la priorità politica dell’OCI è naturalmente la distruzione di Israele e l’islamizazione di Gerusalemme. L’OCI prevede di trasferire la sua sede da Gedda (Arabia Saudita) a al-Kuds, la Gerusalemme islamizzata. Come l’OCI ha i caratteri di uno califfato universale, la Gerusalema ebraica e cristiana diventata al Kuds e sarà la sede dove la sharia governerà, come a La Mecca, Gaza e i luoghi tenuti dai Talebani. Questa strategia si sviluppa in associazione con molte chiese e l’Europa. L’OCI vuole che l’eliminazione di Israele sia fatto come un atto di profondo odio dall’insieme del pianeta, ma specialmente dagli Occidentali. In altre parole vuole che siano i Cristiani che destruggano la radice della loro spiritualità. Questo sarebbe un altro parricidio dopo la Shoah. La propaganda globale di odio contro Israele che si manifesta nei canali occidentali con l’argomento della vittimologia e l’innocenza palestinese provienne dell’OCI. L’Europa palestinizzata, e volontariamente colpevolizzata, continua a dare sostegno, finanziario, diplomatico, politico e mediatico alla Palestina e a promuovere l’emergenza del Califfato universale a al-Kuds sulle rovine dell’antica Gerusalemme.
http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=115&sez=120&id=29288
http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

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http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/marino-provoca-il-centro-destra-raccoglie/ 20 ottobre 2014 Marino provoca, il centro destra raccoglie. Ignazio Marino registra matrimoni gay in CampidoglioIl sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha trascritto sedici matrimoni omosessuali registrati all'estero, compiendo un atto moralmente disdicevole, oltreché giuridicamente illecito. D'altra parte, chi fosse Ignazio Marino e quali fossero i suoi veri obiettivi era noto da tempo, ben prima che divenisse il primo cittadino della capitale.
La principale strategia di lotta dei militanti di stampo radicale è sempre la medesima: compiere atti altamente simbolici contra legem per costringere la politica a legiferare nel senso da essi auspicato. Dalla loro hanno il vento a favore (mass media e gran parte dell'opinione pubblica) ed una opposizione politica, culturale e religiosa debole, incerta e dotata di scarso spirito combattivo.
Lo stesso ministro dell'interno, Angelino Alfano, pur avendo duramente criticato il gesto del sindaco di Roma, da egli ironicamente stigmatizzato come un autografo fatto alle coppie, e inviato una circolare ai prefetti chiedendo loro di invitare formalmente i sindaci a cancellare tutte le trascrizioni delle unioni tra persone delle stesso sesso contratte all'estero, si è dichiarato favorevole ad una legge sulle unioni civili sul modello tedesco, a patto che non si contemplino né i matrimoni gay né tantomeno le adozioni dei bambini da parte degli stessi.
Una posizione politico intellettuale bipartisan sostanzialmente condivisa anche dal cattolico Matteo Renzi, il quale ha dichiarato che la legge alla tedesca è un buon punto di mediazione e consente alle coppie omosessuali di godere dei diritti civili. Il premier ha altresì aggiunto che la proposta è già pronta e comincerà l'esame al senato.
A ben vedere, il semplice riconoscimento a livello civile delle unioni omosessuali costituisce una implicita accettazione della tesi sostenuta dagli ideologi del gender, sulla base di cui l'orientamento sessuale non è legato al dato biologico bensì alla scelta individuale. Pertanto, la distinzione tra unioni civili e matrimonio oppure, ancora peggio, tra matrimonio con e senza adozione non demarca alcun confine etico e antropologico ma solamente tappe graduali all'interno del medesimo percorso ideologico.
Una soluzione, quella del riconoscimento delle sole unioni civili, chiaramente di compromesso che porterà esclusivo giovamento alla causa della controparte, ossia dei demolitori della famiglia e della legge naturale.
Il principale errore consiste nel credere che una siffatta soluzione possa smorzare sul nascere i tentativi di equiparare del tutto le unioni innaturali a quelle naturali, quando in realtà non sarebbe che il suo logico trampolino di lancio. (A.D.M.)